CALCIO | City, United, Chelsea: le inglesi vanno a picco. E’ la fine di un’era?
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giovedì, novembre 24th, 2011
E’ un fiero ruggito d’orgoglio. Perché da italiani, in questi ultimi anni, siamo stati troppo spesso bersagli di facili “luoghi comuni” relativi all’effettiva consistenza del calcio nostrano. “Valiamo poco”, “Siamo scarsi”, “In Europa ormai siamo comparse” e così via. Il tutto, accompagnato dalla più totale incensazione verso altri mondi: la Spagna, forte di due potenze mastodontiche che monopolizzano il palcoscenico nazionale, e l’Inghilterra. Perché gli inglesi sono bravi in tutto, hanno belle squadre, stadi fantastici e via così. La storia, forse, sta iniziando a raccontare altro. E non è un caso che il “simbolo” del cambiamento sia il 2-1 rifilato dal Napoli al Manchester City. Un successo meritato, costruito con orgoglio, qualità e compattezza. L’ideale riscossa (anche morale) del “povero” ma pur sempre efficace futbol italiano, nei confronti dei soldoni arabi e della “presunta” forza d’urto dei grandi nomi.
Il successo ottenuto da Cavani e soci, oltre ad avvicinare il Napoli alla qualificazione agli ottavi di Champions, rischia di segnare il confine tra due ere. Pre e post dominio inglese in Europa, già messo seriamente in discussione (dal 2009 ad oggi) dall’arrembanza blaugrana. United, Chelsea, Arsenal, Liverpool. Erano loro, un tempo, le squadre dominatrici in Europa, con svariate finali conquistate (e spesso vinte) negli anni duemila. Ora che succede? Il Manchester City è la nuova realtà. Capolista indisturbato in Premier (34 punti in 12 giornate), rischia seriamente di uscire a dicembre dal teatro continentale. Lo United, umiliato dal Barça lo scorso 28 maggio a Wembley, vive una fase di ricambio generazionale e latita. In caso di sconfitta a Basilea tra due settimane, anche Sir Alex Ferguson sarebbe fuori dagli ottavi.
Al terzo e quarto posto della classifica del torneo inglese, spiccano due outsider: Tottenham e Newcastle. Eterne incompiute, attese ad un salto di qualità che non arriva mai. Il Chelsea era pronto a ripartire alla grande con l’approdo in panchina del “genio” Villas Boas. Macché: quinta posizione in Premier e marcia europea assai complessa. Anche i “blues” (sconfitti 2-1 a Leverkusen mercoledì sera) dovranno giocarsi il tutto per tutto all’ultima giornata, con Bayer e Valencia pronte al colpaccio. Già qualificato agli ottavi l’Arsenal di Wenger, contestatissimo ad inizio stagione per l’evidente indebolimento della squadra e la perdita di pezzi da novanta (Fabregas in primis). E il Liverpool di oggi? Lontano parente dello squadrone che fu. In sostanza: è crisi. Il calcio inglese sta vivendo una fase difficile, testimoniata anche dalla scarsa considerazione generale rivolta alla nazionale di Fabio Capello. Priva di Rooney per squalifica nel girone di Euro 2012, ancora appesa al rendimento di due vecchietti come Lampard (34 anni a giugno) e Gerrard (32 a maggio). E’ il caso di dirlo: God save the England.
Alessio Nardo

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