MOTOGP | Il pagellone del 2011: un anno macchiato dal dolore. Ciao Super Sic
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domenica, novembre 6th, 2011
E’ finita, il mondiale MotoGP 2011 è andato in archivio. E forse avremmo gradito una fine anticipata, magari di un mese o anche solo di tre settimane. Col senno di poi sarebbe stato meglio chiuderla a Phillip Island, col titolo di Stoner in tasca e null’altro da dire, cancellando la tappa di Valencia e soprattutto la nefasta giornata malese. Quella che ci ha tolto per sempre Marco Simoncelli, e che colora di un grigio maliconico l’intera stagione. Un lungo cammino, tra il bello e la noia. Proviamo a riviverlo nelle pagelle di fine anno, in compagnia dell’eterno rimpianto che (ci auguriamo) si trasformi presto nel semplice e sano ricordo di un sorriso.
Marco Simoncelli 10 e lode
Se tutto fosse andato normalmente, se in quei primi giri di Sepang avesse lasciato andar via la moto “accontentandosi” di cadere, forse oggi saremmo qui a bacchettarlo per un’annata di erroracci. E quanto ci sarebbe piaciuto affibbiargli un bel 5,5 di polemica, augurandoci un 2012 diverso. Quel futuro che non c’è e non ci sarà. La vita di Super Sic si è spenta sul maledetto asfalto di Sepang, lasciandoci un vuoto enorme, incolmabile. Ora come ora, non conta nient’altro. I due podi, i 139 punti (gli stessi di Rossi), la tragedia. No, conta solo l’immagine sorridente di un ragazzo che ci ha fatto vivere belle giornate di lavoro e passione. Tosto, indimenticabile, destinato ad affiancare i grandi della storia nell’enciclopedia dei miti. Grazie Marco.
Casey Stoner 10
Il 2011 “di platino” di Casey è inevitabilmente macchiato dal dramma. I numeri spaventosi restano, dal sapore un po’ meno gustoso. Il canguro mannaro ha dominato in lungo e in largo la stagione, senza rivali. Ha vinto alla sua maniera, ed è stata la sua vittoria. Un anno fa scelse di sposare la Honda e già qualcuno sospettava il “flop”. Macché, tutto è andato splendidamente. Dieci vittorie su diciassette gare, en plein di podi, 350 punti (novanta in più di Lorenzo) ed una sensazione di supremazia devastante. Ha imparato a controllare i nervi e a restare ben saldo in sella, anche nei momenti più complicati. Un perfezionista.
Jorge Lorenzo 8
Quant’è difficile confermarsi dopo il trionfo. Ma lui c’è riuscito, pur andando incontro ad una serie di sfighe ciclopiche. Stoner e la Honda hanno svolto un lavoro migliore e questo va a discapito del maiorchino, che tuttavia non si è mai arreso, confermandosi l’unico degno rivale del plotone HRC. Sempre davanti, disposto all’impossibile pur di provarci (il suo anulare sinistro frantumato a Phillip Island ne è una chiara testimonianza). Conclude secondo, con tre vittorie e dieci podi. Leone indomabile. Come pensa di fermare Stoner nel 2012?
Andrea Dovizioso 6,5
Chiude nel modo migliore, difendendo il terzo posto mondiale dall’agguato di Pedrosa. Buon risultato, ma non c’è da impazzire. Andrea si è ritrovato in sella alla moto migliore del lotto senza mai riuscire a salire sul gradino più alto del podio. Si è confermato un gran manico, veloce e costante. Un lottatore, uno che non molla mai. I risultati, tuttavia, non sono da campione: appena sette podi, una sola vittoria (nel 2009) in quattro stagioni in MotoGP. E il futuro? Che incognita! Ritrovarsi nel team privato Yamaha è una piccola beffa, visto che nel 2011 l’ufficiale Ben Spies ha ottenuto 52 punti in meno di lui.
Dani Pedrosa 6,5
Diciamo la verità. Dani è bravo, va forte, ma proprio non riesce a “conquistarci”. Sarà per quell’espressione sempre imbronciata, per quel tono solenne. Sarà perché sulla sua testa si aggira la nuvola fantozziana che finisce sempre per mettergli i bastoni tra le ruote. Stavolta era partito bene, ci credeva. Voleva il titolo, sentiva di potercela fare. Un successo e due podi nelle prime tre gare, poi il patatrak con Simoncelli a Le Mans, l’infortunio e l’ennesimo bagaglio di sogni in frantumi. Termina quarto in classifica, con la nitida sensazione d’aver buttato un’altra chance. I suoi rivali collezionano mondiali in serie, Stoner al primo anno in Honda è andato subito a segno. Lui (ufficiale HRC dal 2006) in MotoGP è ancora a quota “zero titoli”.
Ben Spies 6,5
Ogni anno è un esordio, sempre targato Yamaha. Nel 2009 debuttò in Superbike e soffiò in extremis il titolo a Noriyuki Haga. Nel 2010 ha vissuto la prima stagione in MotoGP, da privato Tech3, arrivando sesto con due podi all’attivo. In questa stagione ha vestito per la prima volta i panni di “ufficiale” nella classe regina, con un ulteriore piccolo miglioramento. Quinto in graduatoria, quattro volte sul podio, una sul gradino più alto (ad Assen). Ad essere onesti ci aspettavamo qualcosa in più, ma forse è il caso di dargli ancora fiducia. Il prossimo, per Texas Terror, sarà l’anno della verità.
Karel Abraham 6
Ad inizio stagione era il “raccomandato”, il ragazzino approdato in MotoGP per guidare la moto del papà nel team Cardion AB Motoracing. Il ventunenne ceco (una vittoria e due podi totali in sette anni di motomondiale) non ha impressionato, ottenendo quali migliori risultati due settimi posti a Jerez e Silverstone. Ma non ha nemmeno fatto troppo schifo. Qualche lampo in qualifica (sesto a Silverstone) e 14° in graduatoria, davanti a piloti molto più esperti come Elias, De Puniet e Capirossi. Un discreto anno di apprendistato ed il premio meritato: la conferma nel team di famiglia.
Colin Edwards 5,5
Il voto non è tanto per la stagione, quanto per la scelta di autopensionarsi a 37 anni in MotoGP, scegliendo di “sguazzare” a centro classifica pur di restare nella classe regina. Colin ha vissuto l’ennesimo anno da passista, senza alcuna chance di lottare nel gruppo di testa. Astuzia ed esperienza gli consentono di entrare nella top ten finale (9°), con 109 punti e il podio di Silverstone. Poca roba. E il prossimo anno? Altra prevedibile replica, nel team Forward CRT. Una vecchia gloria che ama scondinzolare per i circuiti.
Nicky Hayden 5,5
E’ nato comprimario, si illuse nel 2006 d’esser diventato un big (col titolo mondiale in tasca) ed è tornato presto nell’anonimato. Oggi Nicky fa il collaudatore in pista. Guida la Ducati, portandola a spasso senza pretese. Stagione priva di lampi, perennemente trascorsa alle spalle del peggior Valentino Rossi di sempre. Un podio (a Jerez), tre piazzamenti totali nella “top five” e l’ottavo posto finale. Grigiore.
Alvaro Bautista 5,5
E’ stato un po’ il Simoncelli spagnolo. Ci permettiamo di scherzare, Marco apprezzerà. Alvaro ha mostrato un gran talento, un manico di spessore, ma al momento del dunque non ha mai concluso. E’ stato forse l’unico, nel reparto “gregari”, a cacciar la testa fuori con l’intento rabbioso di farsi notare. Alcuni lampi d’autore, una Suzuki in crescita ma anche innumerevoli pasticci. Cinque cadute nelle ultime nove gare (Valencia compresa), miglior risultato dell’anno il 5° posto di Silverstone ed un tredicesimo finale da amaro in bocca. Ce lo aspettiamo bello carico per il nuovo anno.
Hiroshi Aoyama 5
Era partito forte, aveva voglia di lasciarsi alle spalle la grigia stagione in sella alla Honda Interwetten. Quarto a Jerez, gran risultato e buone prospettive. Poi, pian piano, il lento declino ed un decimo posto da non sbandierare col sorriso. Ha dalla sua la costanza, gli manca il guizzo. Probabilmente ha perso motivazione e stimoli una volta conosciuto il suo futuro: nel 2012 andrà a far coppia con Jonathan Rea nel team Honda Ten Kate Superbike. Nuova pagina, nuova storia.
Hector Barbera 5
Hanno cambiato i colori della sua moto, ma la sostanza è rimasta la la stessa. Anzi, a dir la verità Hector c’era piaciuto di più nel 2010 con la Ducati gialla del team Aspar. Quest’anno, con livrea biancorossa, l’ex nemico di Simoncelli non ha ma offerto lampi di grande qualità, perso nei meandri delle retrovie. Ha discreti mezzi, ma in MotoGP occorre esser forti forti per emergere davvero.
Cal Crutchlow 5
Ha voluto fare le cose di fretta e ha pagato dazio. Un altro anno in Superbike, dopo il 5° posto del 2011, gli avrebbe fatto certamente comodo. Cal si è voluto sbrigare, volando nel team Tech3 al posto di Ben Spies. Tempi duri, durissimi. “Occhi furiosi” è incappato in una serie di erroracci brutali. L’unico spunto? Proprio a Valencia: 4° posto davanti a Pedrosa. Troppo poco per promuoverlo. L’anno prossimo, in squadra con Dovizioso, si prospetta una dura e affascinante sfida.
Toni Elias 4,5
Come cambiano le cose da un anno all’altro. Dodici mesi fa trionfatore della classe Moto2, oggi reduce da una stagione desolante. Il piccolo pilota spagnolo ha remato in fondo al gruppo, non andando oltre un paio d’ottavi posti e racimolando la miseria di 61 punti. Peggio di lui solo i due centauri del team Pramac. Il futuro? Un mistero.
Randy De Puniet 4,5
Classico esempio di pilota che “sbaglia” scelta e la paga carissima. Randy nel 2011 fu una delle sorprese più positive, giungendo nono in classifica (nel team LCR) con all’attivo un quarto e cinque sesti posti. Poi? Il divorzio consensuale da Cecchinello e l’inspiegabile scelta di affiancare Capirossi in casa Pramac. Con la moto più lenta del lotto era impossibile pensare di far faville. 49 punti e 16° posto finale. In una sola parola: tristezza.
Loris Capirossi 4,5
Per la carriera meriterebbe un 8 o un 9, ma dobbiamo esser cinici. E’ stato davvero doloroso vedere un grande come Loris chiudere in questo modo, senza la benché minima chance di intravedere la luce. Un’agonia lunga un anno, tra infortuni e risultati mediocri. I migliori responsi? Tre noni posti. 43 punti totali, ultimo della lista dei piloti effettivamente partecipanti. I suoi tanti tifosi auspicavano un grande rilancio in Superbike. Dopotutto ha “solo” 38 anni, gli ex rivali Biaggi e Checa hanno vinto il mondiale a 39 suonati. E invece niente, Capirex appende al chiodo il casco ed il suo numero. A dir la verità, il 65 lo aveva già riposto nel cassetto, correndo a Valencia col 58 di Marco. Un gesto nobile, da grande uomo. Arrivederci e buona fortuna Loris.
Valentino Rossi 4
Che dire di Valentino. In sostanza, quel che abbiamo detto e scritto per tutto l’anno. Se riportiamo la mente a dodici mesi fa, le aspettative erano grandissime. Enormi. Vale e la rossa? L’accoppiata del secolo, il sogno, il nuovo miracolo del “Dottore”. L’ultima possibile perla di una carriera leggendaria. L’approccio di Rossi col mondo Ducati è stato un disastro su tutta la linea. La sua stagione peggiore. Lento, sempre nelle retrovie, privo di sussulti, quasi appassito. Un solo podio e nessuna vittoria. In quindici anni di carriera non gli era mai capitato di chiudere la stagione senza successi. Segno dei tempi e di un 2011 horribilis, che porta alla luce un dato simbolico. Vale, in classifica, ottiene gli stessi punti finali del Sic. Un modo come un altro per restare accanto all’amico fraterno.
Alessio Nardo

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