CALCIO | Il lampo di Klose all’ultimo respiro. E’ il destino, è la storia del derby


by Alessio Nardo
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Miroslav Klose

Miroslav Klose

Sembra finita. Manca giusto una manciata secondi. Tanto da farsi venire persino il dubbio: ci sarà tempo per un’altra azione? Sì, il tempo c’è. Siamo 1-1 ed è il 93′, Matuzalem filtra in area per Klose ed il destro chirurgico del Re teutonico non lascia scampo a Stekelenburg. La Lazio vince il derby, all’ultimo minuto sotto la Curva Nord, sfatando la maledizione delle cinque sconfitte consecutive. E’ finito l’incubo, nel modo migliore. La stracittadina romana ha confermato di essere “unica” nel suo genere, protraendo un’ottantennale storia senza eguali. Poteva scapparci il pareggiotto, l’1-1 anonimo e insipido. E invece no. La Lazio la vittoria l’ha voluta e l’ha raggiunta, guidata dal destino solenne che da sempre rende i derby imprevedibili, drammatici, epici. Quante volte è già successo nel passato. Quante volte Roma e Lazio si sono tolte soddisfazioni ineguagliabili nel confronto diretto. Con un gol in pieno recupero, una goleada inattesa o una vittoria su autorete. Situazioni da ricordare e rievocare.

Nell’autunno del 1994 giornali, testate e mass media erano concordi: Lazio di Zeman molto più forte della Roma di Mazzone. Eppure, il campo disse altro: 3-0 per i giallorossi. Sonoro, squillante. O perché non pensare al successo laziale del febbraio 1996. 1-0 all’88′ su rigore causato da un goffo fallo di mano del difensore Lanna. Roba da sfottò perenni. Nella stagione 1997-1998 i biancocelesti vinsero quattro derby su quattro: en plein stagionale, cugini umiliati ma capaci di rialzarsi l’anno successivo. Nel novembre ’98 la truppa di Zeman, in inferiorità numerica e sotto 3-1, riuscì nei minuti finali a riacciuffare un miracoloso 3-3. Gol del pari? Di un giovane gioiello di 22 anni di nome Francesco Totti. E al ritorno, con la Lazio in vetta a giocarsi lo scudetto col Milan, i giallorossi sfavoriti dal pronostico seppellirono i rivali con un sonante 3-1. Togliendo loro, di fatto, il tricolore.

Ancor più memorabile il trionfo della Roma nel novembre ’99. Lazio di Eriksson (poi divenuta campione d’Italia) travolta e sbranata con quattro spettacolari gol nella prima mezzora. Una dimostrazione di forza supersonica. Impossibile dimenticare anche il derby vinto su autorete nel dicembre 2000: Paolo Negro, per la Sud, è ancora un idolo. Due mesi prima del tricolore romanista, la Lazio si concesse il lusso di rovinare la festa ai rivali, rimontando (da 2-0 a 2-2) una stracittadina storica, con gol della meteora Castroman al 95′. Logico citare il maestoso 5-1 del marzo 2002, segnato dai quattro gol (!) di Vincenzo Montella e dalla resa anticipata di un Nesta in confusione totale, al suo ultimo derby da capitano laziale.

Da leggenda anche le due X del campionato 2002-2003. All’andata, nel finale, Antonioli parò il rigore del possibile 3-2 laziale a Mihajlovic. Nel match di ritorno, Cassano (di testa) trovò l’incredibile 1-1 sotto la Sud all’89′. Epico il tacco volante del Mancini brasiliano (Amantino) in faccia al Mancini italiano (Roberto) nel 2-0 giallorosso del novembre 2003. Così come il colpaccio del lazialissimo Paolo Di Canio del gennaio 2005, in barba alla curva nemica, a sedici anni di distanza da un altro gol decisivo in un derby. Il record di undici vittorie consecutive della Roma spallettiana si concretizzò proprio nella supersfida di ritorno del torneo 2005-2006: 2-0, Taddei e Aquilani i marcatori e grande festa giallorossa in casa dei cugini.

E arriviamo ai giorni “nostri”. A quel pokerissimo che per lunghi mesi ha lacerato i cuori dei tifosi biancocelesti. Il primo, il secondo, il terzo, il quarto, il quinto. Una striscia maledetta senza fine, culminata col più atroce dei delitti: la doppietta di capitan Francesco Totti del 13 marzo 2011. Lui, il rivale più temuto e detestato, l’emblema del romanismo estremo. Il laziale medio ha sopportato a fatica, leccandosi lividi e ferite. Il destino era in debito col popolo della Nord e ha deciso di donargli la serata più bella. Da brividi di terrore all’inizio, col guizzo di Osvaldo. Poi il penalty, il pareggio, l’assalto ad una vittoria lontana, quasi irraggiungibile. Fino all’ultimo atto. Sfera cracollante in area, a venti secondi dal termine, tramutata in gol da Miroslav Klose. Godura, gioia pura, in una parola: liberazione. I romanisti son costretti a prenderla con filosofia. Così doveva andare, così è andata. Lo dice la lunga e infinita storia dei derby.

Alessio Nardo



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