CALCIO | Gli allenatori non contano: ha ragione Zamparini?
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giovedì, ottobre 13th, 2011

Maurizio Zamparini
Come nelle favole? Zamparini licenzia Stefano Pioli ancora prima dell’inizio della stagione, al suo posto il debuttante Devis Mangia, allenatore della primavera del Palermo: all’esordio, nerazzurri battuti al Renzo Barbera per 4-3, in un incontro memorabile. No, non c’è spazio per romantici, idealisti e sognatori nel calcio del presidente rosanero, mangia-allenatori di fama nazionale, che definisce la promozione di Devis Mangia in prima squadra come “un colpo di fortuna”. In occasione della riunione in Lega avvenuta nella giornata di ieri, Maurizio Zamparini ha così dichiarato, caustico e tagliente come sempre: “Conte e Mangia sono due giovani. L’ho detto scherzando anche ad Agnelli […] Vedi, gli allenatori non contano nulla, non sono dei filosofi: basta dargli una buona squadra…”
Cosa serve, allora, per rendere vincente una squadra? Basta collezionare le figurine più prestigiose dell’album del calcio mondiale o è necessaria anche la figura di un allenatore che sappia far lavorare nel migliore dei modi il materiale umano a disposizione? Come diceva Aristotele, in medio stat virtus. Fifty-fifty, dunque. E per la ricetta perfetta, aggiungere un pizzico di fortuna: solo per ricordarne alcune, il Milan formato Olanda di Arrigo Sacchi, la Juventus del biennio di Capello, l’Inter di Mourinho, il Barcellona di Guardiola, l’Italia di Lippi al Mondiale 2006.
Tutte le grandi squadre hanno grandi giocatori, ma è lontano dalla realtà immaginare di poter vincere solamente grazie a una campagna acquisti faraonica, come erroneamente credono gli sceicchi che stanno invadendo il nostro calcio: il Manchester City di Mansur, con Mancini alla guida, non è ancora riuscito a vincere nulla, pur avendo già speso alcune centinaia di milioni di euro in un paio di anni. E non basta nemmeno affidare la panchina di una squadra mediocre a tecnici dal ricco palmarès, preparatissimi e dall’ottima metodologia di lavoro, come dimostra l’eloquente esempio del ritorno di Marcello Lippi come ct della nazionale, conclusosi con uno dei forse peggiori mondiali degli azzurri.
Certo, ha ragione Zamparini quando vuole far intendere che gli allenatori non sono guru spirituali o santoni che praticando qualche sorta di arte oscura sono in grado di raggiungere le vittorie; non è comunque pensabile attribuire il merito di annate indimenticabili e piene di gloriosi risultati soltanto al bacio della fortuna o allo stato di grazia di un paio di giocatori decisivi, come avvenne nel 2010, anno del Triplete nerazzurro firmato Mourinho. Il bagaglio motivazionale di un allenatore è sicuramente un dettaglio non trascurabile. Che dire, infatti, del Milan di Allegri, fino a poco tempo fa considerato un grandissimo stratega, oggi messo in discussione per un avvio poco brillante? Cosa aspettarsi dallo straordinario Napoli di Mazzarri, che cerca la consacrazione definitiva, dalla giovane Udinese di Guidolin, esemplare realtà del nostro calcio, dall’ottima Juventus di Antonio Conte, che vuole ripercorrere le orme del magico ciclo di Marcello Lippi?
Marco Buccino


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