SUPERBIKE | Re Carlos in trionfo a Magny-Cours. Quando la vita inizia a 39 anni
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domenica, ottobre 2nd, 2011

Carlos Checa
Alla fine c’è riuscito. Carlos Checa s’è tolto di dosso la maschera di Calimero, indossando il nobile vestito da Principe. Anzi, da Re. E’ lui il nuovo sovrano del mondiale Superbike. Una stagione semplicemente trionfale: quattordici vittorie, cinque doppiette, sei pole position e 467 punti. Titolo in tasca, il primo iride alla soglia dei 40 anni. Straordinario, pazzesco, quasi da non crederci. Festeggia e fa bene il “Toro” di San Fruitos de Bages, un ragazzo in gamba e veloce di cui la Spagna s’innamorò intorno alla metà degli anni novanta. Un bimbo prodigio, portato alla ribalta della classe 500 in largo anticipo. Strani intrecci, vicende più o meno fortunate che non consentirono a Carlos di sperimentare il valido tirocinio delle classi minori del motomondiale (come accaduto a tutti i grandi della storia, da Rossi a Biaggi, passando per Pedrosa, Stoner e Lorenzo). Subito tra i big, alla tenera età di 23 anni, dopo un solo GP in 125 e ventisette in 250. Prestissimo. Il tempo di ambientarsi ed ecco Carlos vincere, nel 1996, la prima gara (a Barcellona, casa sua) e nel 1998 concludere al 4° posto un campionato da protagonista. Sì, la Spagna era convinta d’aver trovato un gioiello. Il campione del nuovo millennio.
Sino al biennio fatale. Carlos inizia bene la stagione 2000 ottenendo quattro podi nelle prime sei gare. E’ in lotta mondiale con Kenny Roberts Jr. poi una serie di problemi fisici ne limitano fortemente il rendimento. La Yamaha, vista la situazione, punta tutto su Biaggi “relegando” Checa a ruolo di seconda guida. Sono anni complessi per il “Toro”, protagonista di belle gare e stagioni positive, pur lontano dall’obiettivo maximo: il titolo. Un quinto posto (nel 2002), due sesti (2000 e 2001), due settimi (2003 e 2004). La Ducati gli offre la potenziale chance di svolta nel 2005: il posto accanto a Capirossi, lasciato libero da Troy Bayliss. La rossa è una moto dura da sviluppare. Carlos fatica in avvio di stagione, poi cresce e chiude alla grande con due terzi posti e 79 punti complessivi nei sei round finali. Eppure, ecco l’ennesima mazzata: la Ducati fa fuori Carlos, preferendo puntare sul decadente Gibernau. Scelta pessima. Checa firma con la Honda, ma il team di Sito Pons a fine 2005 si ritira dal circus. In extremis spunta di nuovo il team Tech3 Yamaha. Carlos combina quel che può con moto e gomme di scarso livello. Idem nel 2007 con la Honda LCR di Lucio Cecchinello.
A 35 anni suonati, Carlos è quasi considerato un ex. In MotoGP non c’è più posto per lui, si arriva persino ad ipotizzare un ritiro dalle corse con seguente “fondazione” di un team di proprietà. Solo voci. Checa vuol correre ancora, non si dà per vinto e sceglie la sfida Superbike, già affrontata (con alterne fortune) da illustri colleghi quali Alex Barros e Max Biaggi. Il team Honda Ten Kate punta sulla voglia di rivincita dello spagnolo: buona la prima stagione (quarto posto e due vittorie), negativa la seconda (settimo). A fine 2009 sembra davvero finita. La squadra olandese conferma Rea e sceglie Neukirchner (poi sparito dalle scene), Checa è di nuovo a piedi. Ha 37 anni, nessuno sembra voler puntare su di lui. Anzi, qualcuno c’è. Si chiama Genesio Bevilacqua, patron del piccolo team Althea, che in accordo con Ducati decide di concedere un’ultima chance all’incompiuta promessa. “E’ un matrimonio fallito in partenza”, sentenziano i più. Tramite blog e forum, in molti (tra tifosi e fans) invitano Checa alla pensione. Poi arrivano i fatti che ogni barlume di fuffa portan via. Checa rinasce, risorge, torna a splendere come a fine anni novanta. Vince tre gare e arriva terzo all’esordio. Il resto, è storia d’oggi. Il pieno supporto di Borgo Panigale proietta il veterano spagnolo (festeggerà 39 anni il prossimo 15 ottobre) nell’olimpo dei campioni del mondo. La degna gemma di una strana, sfortunata, interminabile carriera. Con lo sguardo rivolto già al 2012, al potenziale bis. Ma questa è già un’altra storia.
Alessio Nardo


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