Laguna Seca: Riscatto Stoner, Lorenzo al tappeto. Tempi duri per l’Italia in MotoGP


by Alessio Nardo
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Casey Stoner

Dite che non sono bravo nel corpo a corpo? Adesso vi faccio vedere io. E’ un po’ questo il messaggio che Casey Stoner ha voluto spedire a tutti: tifosi, fans, critici e spettatori. Nessuno escluso. Un’entrata da manuale, una pronta rivincita confezionata e servita sul piatto d’argento a Jorge Lorenzo, costretto ad ingoiare un bel rospo amaro dopo due gare trionfali. I capolavori del Mugello e del Sachsenring, prestigiosamente autografati Jorge e con una sola vittima designata (Casey), sono stati ‘archiviati’ in una soleggiata domenica statunitense. Stavolta a godere è il canguro mannaro, imbronciato al sabato (causa qualifica grigia) ma ben più sorridente sul gradino più alto del podio. Una gran corsa, da fuoriclasse consumato. L’attesa, lo studio e l’attacco finale: un mix micidiale contro due rivali tosti sì, ma anche malmessi causa infortuni pregressi. Casey ha cucinato le sue prede con diabolica perfidia, bruciando l’acerrimo rivale per l’iride con un’entrata furibonda (all’esterno!) alla prima variante, a soli sei giri dal termine. Riposta nel cassetto ogni paura, l’australiano torna ad essere il ‘mostro della laguna’ a distanza di tre anni dai sonori schiaffi incassati da un allora dilagante Valentino Rossi. Jorge, lo sconfitto, fa spallucce e s’accontenta. E’ andata bene così, la terribile caduta del sabato mattina non ha sortito effetti ‘tragici’. Un miracolo, per l’appunto.

Terzo Pedrosa, anch’egli stanco e addolorato. Dani, il piccolo guerriero, ha lottato da leone finché la spalla ha retto. Podio tuttavia confortante, risultato che da un po’ di gare manca a Ben Spies. L’americano era atteso al grande show sul circuito di casa, ma il lungo apprendistato richiede un ampio margine di pazienza. Texas Terror lotta bene, restando ai margini: è un po’ il Dovizioso di casa Yamaha. Ah, a proposito, eccoci alle note dolenti. Gli elementi a nostra disposizione già erano sufficienti per rendercene conto, ma a Laguna Seca è arrivato l’annuncio ufficiale: il motociclismo italiano, se non è morto, è in coma profondo. Non ci siamo, non possiamo accontentarci di qualche briciola casuale. Il migliore di tutti resta il Dovi, a sua volta (sempre) il più lento del team Honda Repsol. Non ci sono da forzare giri di parole, non bisogna cercare scuse: Andrea resta dietro perché Stoner e Pedrosa sono molto più forti di lui. Semplice. Almeno il numero 4 il traguardo lo vede sempre, a differenza dell’altro hondista ‘azzurro’, di nuovo per le terre dopo due gare di anomala calma piatta. Sì Simoncelli, e chi se no? Sbarcato in America forse un po’ assonnato, rapito dall’anonimato degli ultimi due week-end. Tanto per resituirsi un po’ di brio, il Sic decide di ripiombare sull’asfalto al 7° giro. Almeno, stavolta, senza travolgere nessuno.

Chi manca all’appello? Colui che in teoria dovrebbe fare un sol boccone di tutti coloro fin qui nominati. Il signorino che, da solo, vanta più mondiali vinti di Stoner, Pedrosa e Lorenzo messi insieme. Valentino, già. O forse, il fu Valentino. Lontanissimo parente, storpia controfigura, imbarazzante sosia del fenomenale centauro ammirato sino a un po’ di tempo fa. La Ducati non va, e non bastano i rari segnali di risveglio mostrati a sprazzi. Rossi in qualifica dà una scossa e piazza lì un 7° crono che di questi tempi è oro. Fa quasi impressione, al via della gara, vederlo battagliare in mezzo a Spies e Simoncelli (avessi detto Stoner e Lorenzo…). Infatti, troppo bello per essere vero. Passa qualche giro e di Vale non v’è più l’ombra. Lontanissimo da tutti, resta lì a portare a termine la sua onesta (e abituale) battaglia col compagno Hayden per il 6° posto. Praticamente mai inquadrato dalle telecamere per trentuno giri abbondanti: emblematico segno dei tempi che corrono. Assieme a Rossi, l’italiano degli italiani, affonda il marchio tricolore più prestigioso del motociclismo. Non c’è riscossa, non c’è via d’uscita (almeno per quest’anno). Non resta che chinare il capo e prender atto del declino.

CHI SALE

Casey Stoner – Aveva incassato troppo. Il doppio pugno nello stomaco rifilatogli da Lorenzo (prima al Mugello, poi al Sachsenring) era un doloroso macigno da cui doversi liberare. Casey è stato bravo e paziente, ha guidato da professore prendendosi la rivincita più saporita: sorpasso straordinario a sei giri dal termine. All’esterno. E venti punti in più in classifica su Jorge che rendono la pausa estiva ancor più bella e rilassante.
Jorge Lorenzo – Tre anni fa, al suo anno di debutto in MotoGP, cadde violentemente in gara a Laguna Seca inaugurando un periodo di paura e scarsa confidenza con la categoria regina. Stavolta gli risuccede. Un terribile high-side durante le prove che rischia di mandargli in frantumo la stagione. Jorge si rialza, si rasserena e riparte. Senza timori. Fa la pole position, vola in gara fino al sestultimo giro. Stoner lo beffa, ma il suo secondo posto è d’oro. Uomo maturo, campione d’acciaio.
Dani Pedrosa – Eccone un altro. La spalla è una brutta bestia, sempre pronta a richiamare le attenzioni dello spagnolino. Quando la gara entra nel vivo,, il dolore diventa lancinante. Dani però non molla, dimostrando di essere un guerriero vero. Esce sconfitto laddove nel 2009 vinse, ma si conferma ‘top rider’ di livello assoluto. il sanissimo Dovizioso, tanto per cambiare, gli arriva dietro. Se solo potessimo ammirarlo un’intera stagione senza patemi fisici…

CHI SCENDE

Marco Simoncelli – Prima cadeva, travolgeva gli avversari ma almeno andava forte in prova. Ora cade, non va più così forte in prova ma almeno non travolge nessuno. Insomma, mettiamola come vogliamo, ma al Sic manca sempre qualcosa. E’ una stagione disgraziata, e i soli 4 punti in più in classifica su Barbera (uno che corre con la Ducatina privata) son lì a testimoniarlo. Solito discorso: il talento c’è, resta da perfezionare tutto il resto. E anche in fretta.
Valentino Rossi – Non che a Laguna Seca fossero attesi chissà quali stravolgimenti in positivo rispetto alle abitudini. Ma Valentino, ancora una volta, dimostra d’essere uscito da una dimensione di ‘soprannaturalità’ e di essere entrato nel mondo degli ‘umani che più umani non si può’. Non vince, non va forte in qualifica, non va sul podio, non sviluppa la moto, non evolve la sua stagione. Almeno non cade mai, questo è positivo. Ma il bilancio generale è da perfetto carneade. Non certo da nove volte iridato.
Andrea Dovizioso – Eccolo il Dovi a completare un rigorosissimo tris d’italiani spenti e appannati. Certo, Rossi e Simoncelli pagherebbero oro pur di arrivare dove arriva Andrea, sempre tra i primi cinque e terzo nel mondiale a -50 da Stoner. Ma un dato è fin troppo lampante: delle tre Honda Repsol, la numero 4 è sempre la più lenta. Non ci sono scuse, né chiacchiere: Dani e Casey son più forti, possiedono un’altra stoffa. Di questo passo, il rischio più concreto è la depressione sportiva. Oltre alla perdita della moto ufficiale in vista del 2012.



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