Camo’missile’ Pedrosa, vittoria e rimpianti. Altra stoccata di Lorenzo a Stoner


by Alessio Nardo
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Dani Pedrosa

Il Sachsenring è un po’ la sua pista, nel bene o nel male. In Germania, Daniel Pedrosa aveva già vinto quattro volte (due in 250 nel 2004 e nel 2005, altrettante in MotoGP nel 2007 e nel 2010), e nel 2008 era stato triste protagonista di una violenta caduta alla prima variante sul bagnato, mente veleggiava in testa con ampio vantaggio nei giri iniziali del GP. La mente di Camomillo (Camo’missile’ per l’occasione) sarà tornata lì, a quel terribile giorno. Oppure chissà, allo scorso 15 maggio, quando un’entrata aggressiva di Marco Simoncelli a Le Mans lo spedì per le terre, interrompendo la sua ennesima rincorsa al sogno iridato. Anche per quest’anno, Pedrosa dovrà rinviare l’appuntamento col titolo mondiale della MotoGP. Lo insegue da cinque anni, senza successo. Eppure il talento c’è, la grinta anche. Quel fisichino delicato e fragile, tuttavia, pare esser una condanna costante alle aspirazioni dello spagnolino. Tanti rimpianti, una gioia amara. Dani festeggia e promette battaglia per le restanti nove gare dell’anno, ma assistere ad un duello mondiale Stoner-Lorenzo (con eventuale aggiunta di Dovizioso) è un’enorme beffa. il 2011 poteva davvero essere il suo anno. Pazienza. La sfiga prima o poi finirà.

Stoner e Lorenzo dunque. Anzi, ‘Lorenzo e Stoner’, vedasi ordine d’arrivo del Sachsenring. Per il secondo GP consecutivo, Jorge infligge una durissima punizione al rivale australiano. Il sorpasso feroce e determinato del Mugello fu un avvertimento, la sverniciata prepotente all’ultima variante tedesca rappresenta un’ulteriore dichiarazione di guerra (sportiva). La Yamaha avrà un pelino di motore in meno della Honda, ma in sella c’è un pilota che in caso di bagarre si fa sempre trovar pronto. A differenza di Stoner, mai troppo efficace nel corpo a corpo. Il maiorchino dà spettacolo e inscena un capolavoro alla Rossi versione Barcellona 2009 (quando la vittima fu proprio Jorge), L’ex maestro Vale a qualcuno ha insegnato, ad altri no: Casey, da Laguna Seca 2008, vive la ‘sportellata’ quasi con paura. Questione di stili differenti e personalità riflesse in pista. Se ne trae una considerazione: in questo momento, Honda o non Honda, Yamaha o non Yamaha, il pilota più forte nella sua completezza si chiama Jorge Lorenzo. Non a caso, il campione del mondo in carica.

E gli italiani? Ah che bei tempi, quando i nostri centauri si piazzavano stabilmente in tre o in quattro nei primi cinque posti. Oggi dobbiamo accontentarci delle briciole che quei mostri sacri là davanti son disposti a lasciare. Il migliore è sempre il meno appariscente, e già questo dovrebbe farci riflettere. Andrea Dovizioso non si fa notare in prova, in gara tira giù due sorpassi da paura nei primi giri, poi si riaddormenta un po’ e si risveglia quarto con soli 36 punti di ritardo dal capoclassifica Stoner. Roba che se domani si risvegliasse fenomeno, potrebbe anche pensare seriamente a vincere il mondiale. Simoncelli non cade per la seconda gara di fila (ed è una notizia) proseguendo la sua crescita: sesto, dietro a Spies, microscopico passo verso il paradiso. Bene Bautista, settimo davanti ad Hayden ottavo. Malissimo Elias, un’indecente lumaca in pista, di nuovo staccato di oltre un minuto dai primi. Chiusura, inevitabile, per Valentino Rossi. Sedicesimo in qualifica, nono in gara: peggiori risultati stagionali. Hayden gli è sempre davanti e lo batte (assieme a Bautista) persino in volata (!). La situazione precipita. Si salvi chi può.

CHI SALE

Dani Pedrosa: la forza, la determinazione, l’immensa voglia di non mollare mai. Tutto racchiuso in quest’omino piccolo ma grande al tempo stesso. Flagellato e sfranto da anni di incidenti e infortuni, Dani si ripresenta in pista con la grinta di un adolescente al debutto. Ama il Sachsenring e lo dimostra: super qualifica, gara da indomito lottatore. Fa fuori Lorenzo, fa fuori Stoner, fa fuori tutti e confeziona la quinta gemma personale sul circuito tedesco. Forse il 2011, senza Le Mans, sarebbe stato il suo anno. Non lo sarà.
Jorge Lorenzo:
signore e signori, standing ovation. Come il Rossi dei bei tempi, guadagna applausi e ruba la scena anche quando non vince. La sua gara è un concentrato d’invidiabile completezza: veloce, tenace, costante, grintoso. Si diverte come un pazzo in mezzo alle Honda ufficiali col suo ‘blu’ ad infastidire l’arancio Hrc. Pedrosa gli scappa via ma l’obiettivo (in chiave mondiale) è Stoner. Ultime tre curve, chapeau. Jorge ci prova, sbaglia, perde vagonate di metri ma si rituffa in fondo alla penultima variante. Et voilà: sorpasso magistrale da capogiro, simile a quello di Rossi due anni fa a Barcellona. Secondo da impazzire.
Alvaro Bautista:
ogni tanto è anche giusto render merito a quei ragazzotti costretti là dietro da moto e mezzi di seconda (o terza) fascia. Alvaro guida una Suzuki lontanissima parente del fulmine azzurro con cui Hopkins e Vermeulen arrivarono rispettivamente 4° e 6° nel 2007, ma ogni tanto riesce a tirar fuori la giornata positiva dal clinidro: l’ex campione spagnolo della 125 si diverte e lotta come un forsennato, sverniciando in volata le due Ducati ufficiali di Hayden e Valentino Rossi. Che soddisfazione. Da raccontare ai nipotini.

CHI SCENDE

Casey Stoner: lo ripeteremo all’infinito. Casey è un pilota spaventosamente forte, già tra i migliori di sempre. Il più veloce, ma non il più completo. Sa lavorare bene con la moto, la sa far andare, è sempre davanti e non cade più con la frequenza di un tempo. Ma troppo spesso sembra mancargli qualcosina. Ovvero, il guizzo in bagarre, la sportellata finale. Lorenzo ce l’ha e all’ultima curva lo infila, portandosi a -15 in classifica. Lottare punto a punto con uno più forte, facile non dev’essere.
Valentino Rossi:
ormai non sappiamo più nemmeno cosa dire. Tra i bocciati di giornata dobbiamo mettercelo per forza, e ci mancherebbe. Vale al Sachsenring ottiene i peggiori risultati dell’anno: 16° in qualifica e 9° in gara, sempre dietro al compagno Hayden, col quarto posto in classifica generale ormai alla portata dell’arrembante Pedrosa. Aldilà dei numeri, c’è un pilota irriconoscibile. Un carneade, un fermo, un sosia. Questo non è Valentino Rossi.
Hiroshi Aoyama:
dicevamo prima, ogni tanto è bene anche occuparci dei ragazzacci che sgomitano in fondo. Giusto. Meglio non spendere ulteriori parole per Toni Elias (imbarazzante…), citiamo un altro ex campione del mondo 250, Hiroshi Aoyama. Tanto talento e grinta, ma evidentemente le Honda private non valgono un centesimo di quelle ufficiali. Il giapponesino caracolla e arranca per l’intero week-end, ritrovandosi 15°, in fondo al trenino degli ultimi (Elias e Guintoli meglio non contarli). Preoccupante involuzione?

Alessio Nardo



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