Tour de France 2011, primo bilancio: gerarchia dettata da cadute e incidenti


by Redazione
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Johnny Hoogerland

Johnny Hoogerland (AFP)

Primo giorno di riposo, quasi metà Tour se n’è già andato e un primo bilancio lo possiamo azzardare; è successo di tutto, e non è successo niente. Il paradosso consiste semplicemente in questo: non abbiamo ancora visto i big lottare tra di loro, perché vere salite non ce ne sono state, eppure la classifica testimonia che un minimo di gerarchia è già stata stabilita. Solo che a renderla effettiva, questa gerarchia, sono state quasi esclusivamente le cadute, o gli incidenti, occorsi ai corridori intenzionati a fare classifica. Il primo esempio è quello del super favorito Alberto Contador; lo spagnolo, fischiato dal pubblico alla presentazione per il caso clenbutarolo, ha iniziato il suo Tour beccando, già nella prima tappa, più di un minuto da tutti i migliori, a causa della caduta generata da quella spettatrice vestita di giallo (ribattezzata “signora in giallo”) che si trovava a bordo strada. Poi, lo spagnolo, è stato costretto a difendersi nella crono di Les Essarts, nella quale però ha comunque perso altri preziosi secondi da tutti, eccetto Basso e Samuel Sanchez.

Nelle restanti otto tappe si è fatto vedere, ha provato a guadagnare secondi ogniqualvolta il finale (salitelle) lo permettesse, ma non c’è mai riuscito, apparendo sinceramente meno brillante rispetto al Contador versione Giro (a parte il secondo posto a Mur de Bretagne). E’ anche già caduto tre volte, e ha problemi al ginocchio destro che sicuramente, almeno in minima parte, ne condizioneranno la seconda parte di corsa. Il suo ritardo in classifica (dai migliori, non consideriamo Voeckler e compagnia), dopo 9 tappe, è abbastanza pesante, niente di irrecuperabile perché, se lo spagnolo si dimostrerà il più forte sulle montagne, un minuto è poca roba, ma dovrà staccare tutti gli avversari, uno per uno, e non gli basterà aspettare la crono di Grenoble all’ultimo giorno (è breve, ed Evans, uno dei principali avversari, non è fermo a crono, anzi).

A proposito dei suoi avversari, o meglio di quelli che sono rimasti, i più pericolosi sembrano essere Cadel Evans e Andy Schleck. Il primo è maglia gialla virtuale tra i big, ed è anche quello che si è dimostrato più in forma (un terzo posto, un secondo e una vittoria finora), il secondo è a 9 secondi da Evans, si è visto poco e nascosto molto, e non sappiamo le sue reali condizioni, ma, se da qui in poi ritrovasse la forma del Tour dell’anno scorso, è difficile non pensarlo a lottare per la vittoria fino alla fine. Comunque, ciò che più conta, è il prezioso vantaggio che entrambi custodiscono su Contador: quasi un minuto e mezzo. E’ su questo vantaggio che devono basare la seconda parte di Tour, perché Contador sarà costretto ad attaccarli e loro dovranno ribattere colpo su colpo, e avere la prontezza di contrattaccare nei momenti giusti. Non dovranno limitarsi a correre la seconda parte di Tour in difesa, perché potrebbe essere un errore gravissimo e pagato a caro prezzo.

Il podio è dunque ristretto a questi tre nomi? Beh con la fuga di ieri, Luis-Leon Sanchez, che in salita non è fermo, non solo è rientrato in classifica, ma ha posto un bel vantaggio tra sé e i big; staremo a vedere se sarà in grado di tenere. Mentre, per il resto, non è che si siano salvati molti altri. La “corsa a eliminazione”, che è stata fino a questo momento il Tour, ha tolto di mezzo corridori che avrebbero potuto giocarsi il podio: Brajkovic, Wiggins, Horner, Van den Broeck, Vinokourov (tutti ritirati), Leipheimer e Gesink (malconci o in ritardo in classifica). Restano invece ancora in corsa Frank Schleck (ma crediamo che farà da spalla al fratello) e il nostro Ivan Basso; il suo stato di forma è un mistero, ma quel che è certo è che, a parte la crono di Les Essarts e quel GPM piazzato sul ponte sul quale inizialmente rimase attardato.

Il nostro Ivan si è sempre fatto trovare pronto e concentrato, e non ha perso praticamente nulla nemmeno nei tanti arrivi (su salitelle, e quindi arrivi adatti a scattisti) a lui poco congeniale di questa prima parte di Tour. Il suo vantaggio su Contador è più contenuto rispetto a quello di Evans e degli Schleck, ma le porte del podio per lui sono ancora spalancate, e se la forma fosse quella del Giro 2010, cosa che ci auguriamo, Basso potrebbe davvero dire la sua anche per la “gialla”. Beh, domani si riprende, dal 14 luglio si fa sul serio con i Pirenei, e ci sono tutte le premesse per assistere alla Grande Boucle più incerta degli ultimi anni. Buona seconda parte di Tour a tutti!

Andrea Boeris



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