TOP FIVE OF THE WEEK: Quel maledetto vizietto
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sabato, giugno 4th, 2011

Rolando Bianchi
5 - In quinta posizione mettiamo il disastro del Torino.
Lo sciagurato 0-2 casalingo, nella sfida dell’ultima spiaggia contro la sorpresa Padova, tiene ancora rencintato e fortemente incatenato il Toro granata, che sfuma la chance playoff e rimanda, almeno ancora di un anno, il ritorno nel calcio dei grandi. Tristemente legati ai lontani ricordi del Grande Torino degli anni ’40, quello che riposa in pace nel “paradiso” del pallone dopo la strage di Superga, il tifoso granata è ormai da anni condannato ad una specie di maledizione che lo vede troppo lontano da ciò che la storia e il valore del toro meriterebbe. Mister Lerda ha un nome che facilita i più scontati sfottò in caso di fallimento, Capitan Bianchi, Rubinho, Gabbionetta, Ogbonna, Gasbarroni, sono solo “gioppini” da subuteo che vestono senza infamia e senza lode la corazza granata che fa battere, nonostante tutto, il cuore dei sostenitori del vecchio Filadelfia. Cairo, il presidente spendaccione, dopo le diverse promesse “del gatto e la volpe” è il ricercato numero 1 in città, da migliaia di tifosi scatenati come veri Tori, con l’anello e il fumo che esce dal naso, stanchi e ormai impazienti di restare chiusi e sentirsi soffocati nello stretto recinto della Serie B.
4 - In quarta posizione mettiamo la vittoria dell’Inter in Coppa Italia.
Dal “triplete” al “tripletino” il passo è molto breve. Dall’Inter dei muscoli d’acciaio di Mourinho a quella frizzante e carioca di Leonardo, dall’”All in” Scudetto, Coppa Italia, Coppa dei Campioni, all’”All in”, Supercoppa italiana, Mondiale per club e Coppa Italia. Un’Inter in qualsiasi caso vincente e contenta, che alza trofei e fa sorridere il Papi Moratti. Nella finale di Roma contro il Palermo, Eto’o torna ad essere E.T, quell’extraterrestre troppo forte per tutti, Milito ritrova per una notte la spada e il mantello per tornare principe, Julio Cesar chiude bottega e rattrappisce, con grandi parate, il sogno rosanero di Pastore e l’intera Palermo. Zamparini non digerisce la sconfitta, non c’è da sorprendersi, e riconosce in Pazzini e compagni la felice interpretazione umana della “banda bassotti”, per poi ritrattare e chiedere scusa, a incazzatura sbollita, al presidente Moratti, che magari un bel assegno corposo per uno tra Ilicic, Pastore o Pinilla lo può pure strappare. Le lacrime d’addio di Delio Rossi e Miccoli non servono per vincere il trofeo, che sembra una specie di promozione della Tim, la Timcup, che non avrà le orecchie a sventola e lo smalto come la Champions League ma fa comunque sorridere capitan Zanetti e la Milano neroazzurra.

Antonio Conte
3 - In terza posizione mettiamo il valzer delle panchine.
La famosissima danza in coppia viennese, più volte creata dalla sopprafina mente di Beethoven e Čajkovskij, dipinta dall’estro di Pierre-Auguste Renoir, finita per diventare anche un ossessione per un moscerino e ballata nelle più grandi corti d’Europa del diciannovesimo secolo, potrebbe essere la danza che accompagnerà i diversi cambi di panchina della nostra Serie A. Sapendo che Allegri, Guidolin, Leonardo e qualche altro ancora dovrebbe fedelmente continuare il proprio valzer con l’amata compagna, che anche Mazzarri dopo qualche pestone di piede e qualche passo fuori melodia continuerà a danzare con il suo Napoli europeo, sappiamo che Conte tornerà ad accompagnare il valzer della Vecchia Signora, lasciando la scopa nelle mani di Delneri che a sua volta potrebbe lasciarla a quella di Colantuono per riprendersi la Dea Atalanta. Nella vastissima sala da ballo della serie A il valzer continua ad essere suonato, Montella, Torrente, Sannino, Pioli, Malesani, Ballardini, Luis Enrique addirittura e tantissimi altri allenatori sono li, pronti ad iniziare a danzare con la squadra giusta.
2 - In seconda posizione mettiamo il Barcellona sul tetto d’Europa.
Nell’atmosfera a dir poco da pelle d’oca e da brivido assicurato che corre lungo la schiena della finale della Coppona d’argento nel teatro di Wembley, il Barcellona conquista la terza Champions nel giro di tre anni. Ormai sul vocabolario dei sinonimi alla parola Calcio viene conseguentemente associata quella di Barcellona, squadra capace di non fare un lancio lungo a partita e di avere una percentuale di possesso palla che superi il numero 70, quasi impossibile anche in modalità principiante alla playstation. Eppure nella finale di coppa c’era la schiera di diavoli rossi del Manchester United strategamente impostati da Sir Ferguson, non l’ultimo arrivato, per fermare l’ennesima beatificazione degli angeli del pallone dalla maglietta blaugrana. Ma se Xavi ottiene il 97% di passaggi azzeccati, rasentando la perfezione, se Mascherano sembra il miglior difensore del mondo pur essendo, sulla carta, un mediano e se sopprattutto hai in squadra il più forte giocatore di tutti i tempi Lionel Messi, il dado è decisamente già tratto prima del fischio d’inizio. Sembra che ormai il punto interrogativo si sia trasformato in punto esclamativo nella frase tormentone se Messi sia più forte di Maradona. Sta di fatto che il Barcellona è la squadra più forte d’Europa e del Mondo, scagli la prima pietra chi pensa il contrario.

Giuseppe Signori
1 - In prima posizione mettiamo il calcio infettato dalle scommesse.
Infetttati, tristemente falsati e burattinati, i campionati di Serie B e lega pro, sanno sconcertatamente del bugiardo, del non vero. Un circolo vizioso con importanti nomi del pallone gestiva una quantità imbarazzante di euro, pilotando i risultati di diverse partite, calpestando i sani principi del calcio e della sportività. Se l’allibratore di questa improvvisa storia da film americano era il portiere del Benevento Paoloni, capace di somministrare farmaci lesivi ad alcuni compagni di squadra, non sono da dimenticare altri nomi citati e condannati in quest’ultimo scandalo del calcioscommesse, Bressan, Sommese, Micolucci e altri ancora. Si parla del capitano dell’Atalanta Doni, che rischia di passare dal trono della città alla ghigliottina nel caso di punizione all’Atalanta, c’è Stefano Bettarini, chiamato “il bello” nei millioni di sms che giravano per decidere, tristemente, la partita della Domenica. Ma sopprattutto, coperto da occhiali scuri e da un volto cupo c’è Beppe Signori, ex capitano della Lazio e del Bologna autore di 188 goal in Serie A e inventore del rigore da fermo, provato e riprovato più volte da tantissimi ragazzini dell’oratorio. Davvero una triste storia, un gioco, un maledetto vizio che rischia di trasformarsi in un incubo, chi ha fatto del bene al calcio ora sta scrivendo pagine buie del nostro infettato mondo del pallone.
Alberto Fumagalli

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