La 31^ di Serie A tra paradiso e inferno

Felipe Melo, stacco verso il paradiso


Foto AP/LAPRESSE

Se ogni partita fosse contro l’Atalanta, quei 25 milioni sperperati l’estate scorsa sarebbe il miglior investimento juventino dell’ultimo decennio. Non che Felipe Melo sappia segnare solo ai bergamaschi (prima del gol alla Dea nel girone di andata ci fu il siluro contro la Roma, finito presto nel dimenticatoio), ma è innegabile che certi avversari risveglino poteri assopiti e voglia di riprendersi tutto quello che si è sprecato strada facendo. Il brasiliano, chiamato “Viola di emmenthal” da ultrà e tifosi borghesi, ha dovuto appendersi su Legrottaglie per sbattere di testa il pallone del 2-1 definitivo, immagine di uno sforzo sovrumano che l’ex centrocampista della Fiorentina ha dovuto compiere per levarsi di dosso mesi e mesi di infamia (calcisticamente parlando) e di ingiurie nei confronti del popolo bianconero che lo ha messo dietro la lavagna per i suoi troppi errori da mediano dilettante. Lui, Melo, non esulta ma si scusa a mani giunte col pubblico, perché “i veri campioni sanno chiedere perdono”. Ed è questo il punto: davvero basta una capocciata per diventare campione? Di certo, gli è bastata l’altroieri per guadagnarsi una fetta di paradiso. Da gustare almeno per una domenica.

All’inferno: ultrà noiosi e nocivi

Un bu razzista vale quanto uno schiaffo e viceversa. Seedorf e Zebina, vittime entrambi dei soliti emeriti idioti. Il primo viene sommerso da cori vergognosi per tutta la partita dai 2mila ultrà laziali appollaiati al terzo anello di San Siro, il secondo si becca un ceffone in testa mentre esce dal pullman prima del match contro l’Atalanta. Non abbiamo voglia di fare la solita melina retorica, ripetitiva e assordante. Ci teniamo solo a ricordare che l’Italia è uno dei Paesi meno civili del mondo dal punto di vista del tifo calcistico. E non serve riaprire una megadiscussione che parte dalle medievali guerriglie in stile Raciti fino ad arrivare ai complimenti in loop alla mamma di Materazzi, passando per scomodi tornelli e biglietti finto-uninominali. Ricordiamo soltanto che episodi come quelli subiti dall’olandese e il francese sono ormai un rito domenicale, ed è questa la cosa più preoccupante. Si dice che un’invenzione abbia successo quando diviene la norma per tutti. Noi questi inventori di cose normali li vorremmo con molta meno inventiva. Anzi, non inventatevi più nulla, please. Siete ripetitivi.

Joni Scarpolini

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