TOP FIVE OF THE WEEK: A presto cara Serie A
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sabato, maggio 28th, 2011
5 – In quinta posizione mettiamo l’eruzione del vulcano islandese.
Circa un anno fa, l’impronunciabile vulcano islandese si risvegliava dopo un lungo sonno, tra sbadigli ed eruzioni tutt’altro che rassicuranti per il popolo d’Islanda e non solo. Quella infinita nube bianca che usciva dalla bocca del gigante roccioso, piegò mezza Europa cancellando qualsiasi volo aereo e facendo andare chiunque a fare la spesa con una mascherina sul viso per evitare qualche strana inalazione di polverina vulcanica, mica che poi ci si ritrova ad eruttare del magma incadescente. Lo scherzetto dell’eruzione vulcanica colpì anche i marziani del Barcellona di Pep Guardiola, che per la semifinale d’andata della Champions League contro l’Inter si fecero ben 1000 km in pulman, come una mezza Odissea per raggiungere San Siro, che poi non ebbe gli esiti positivi dell’arrivo ad Itaca. Quest’anno il più pronunciabile e meno cacofonico vulcano islandese Grimsvotn, ha cercato d’imitare il vecchio collega connazionale vulcano, emettendo anch’esso della fastidiosa nebbiolina bianca, che per ora ha paralizzato solo il traffico aereo della Germania. Ma visto che prevenire è meglio che curare il top team blaugrana si è già imbarcato per Londra, dove Sabato giocherà la finale di Champions contro il Manchester, evitando così un altro infinito viaggio in pulman per colpa di un maledetto vulcano.

Gary Neville
4 – In quarta posizione mettiamo l’addio al calcio di Gary Neville.
Numero 2 incollato sulle spalle, aspettto inglese e capigliatura tipica dello strillone d’oltremanica,terzino tipico del calcio degli anni ’90, una maglietta mai venduta come quelle dei compagni C.Ronaldo, Beckham, Rooney, ma un’amore e un rispetto infinito di tutto l’Old Trafford per il loro vecchio capitano Gary Neville. Saluta così il calcio giocato, le galoppate sulla fascia e i suoi rudi tackle degni di un perfetto players britannico, in un amichevole contro il fascino bianconero della Juventus, scelta per onorare le mille battaglie europee contro la vecchia signora. Se in campo non ci sono più avversari come Zidane, Davids, Conte ma fasulle imitazioni come Martinez, Felipe Melo e Pepe basta solo che ci sia capitan Del Piero che si prende la standing ovation del Theatre of dream e porta il meritato saluto alla bandiera Neville. Con i diavoli rossi si rivedono per l’occasione il fratello di Gary, Phil , l’ormai calvo Butt e l’indimenticato spice boy Beckham, la Juve scende in campo con la squadra di quest’anno, segnando con Pepe e vincendo la partita con un capolavoro di baby Giandonato. Le lacrime finali di un Old Trafford commosso e di un Sir Alex Ferguson nei panni di un padre che saluta una delle sue prime creature calcistiche, portano l’ultimo degno saluto alla vecchia bandiera Gary Neville.

Lille in festa
3 – In terza posizione mettiamo il Lille campione di Francia.
Dopo più di mezzo secolo, esattamente 57 anni, il Lille torna a vincere la Ligue 1. La squadra del nord della Francia tappezzata di giovani talenti e perfettamente addestrata ad un calcio spumeggiante e iper offensivo dal ben pettinato Rudi Garcia, vince il titolo con una giornata d’anticipo, prendendosi prime pagine e riflettori sulle ben più che attrezzate e favorite Lione e Marsiglia. Se la meravigliosa squadra rosso-blu conquista il titolo è merito dei colpi del baby-fenomeno Hazard, dei goal del colosso nero Sow, delle accellerazioni dell’Ivoriano Gervinho, di cui si sconsiglia caldamente il parrucchiere, e dalla forza operaia e di squadra dei vari Cabaye, Landreau, Rozhenal e di Rio Mavuba, nato profugo su una zattera d’immigrati e diventato anni dopo il Re di Francia. Un grande applauso alla squadra di mister Garcia, ai cagnoloni di Francia che tornano a vincere dopo una lunga attesa, guadagnandosi la partecipazione e la candidatura alla categoria “rivelazioni-mine vaganti”della prossima Coppa dei campioni.

Andrea Pirlo
2 – In seconda posizione mettiamo Pirlo bianconero.
Dopo lacrime d’addio e nostalgici bacetti lanciati ai vecchi tifosi rossoneri, l’ex campione del mondo e campione di tutto con il Milan, ha scelto la Juve. Se il sex appeal della vecchia signora è drasticamente crollato in questi ultimi anni, Pirlo ha scelto la sfida di ridare smalto, profumo e bell’aspetto a chi un tempo era decisamente la più bella d’Italia. La sua classe, la sua calma e il suo infinito talento daranno, finalmente, qualità al sempre troppo fisico e nient’altro centrocampo bianconero. Perchè se gurdandolo in faccia, dritto negli occhi, Pirlo non esprime la brillantezza e quella scaltrezza per chi dovrebbe gestire l’intera manovra della squadra, i fatti e la storia per il centrocampista bresciano parlano per lui. La rapidità di pensiero e l’accortezza nel giocare la palla doppiano quelle di Aquilani, bravo si, ma probabilmente non ai livelli di andreino da Brescia e quindi orientato a far ritorno nella sempre piovosa e poco amata Liverpool. Sarà strano vedere Pirlo giocare con il bianco ad accompagnare il nero al posto del rosso ma per chi ha da sempre seguito le orme di Baggio, da cui ha imparato a calciare le punizioni, dopo Brescia, Inter e Milan non poteva che esserci la Juve, rispettando, se pur al contrario, il percorso del divin codino.
1 – In prima posizione mettiamo il nostro campionato.
E’ arrivata la Domenica, ok il giorno del Signore, si sta a casa dal lavoro, ci si riposa, ma sopprattutto è il giorno del nostro campionato. Quanti mariti e non solo incollati al televisore oppure direttamente allo stadio ad esultare e a tifare per la propria squadra. Il classico appuntamento del fine settimana è quindi finito, adesso si è costretti ad un pic nic in più, ad una gita fuori porta o ad un pomeriggio passato dalla suocera a guardare Domenica In o Buona Domenica. Il verdetto del nostro campionato vede il Milan campione, il sogno del Napoli e dell’Udinese in Champions, con Guidolin fuori di se che balla goffamente con i più bravi Armero, Zapata e Isla, una Juve sempre più nostalgicamente legata al glorioso passato, Di Natale sempre capocannoniere e l’exlpoit di Cavani e Sanchez, le feste salvezza di Cesena e Lecce, l’amaro ritorno tra i cadetti di Brescia e Bari e l’incubo Sampdoria. E’ finito il campionato, grazie mille per averci tenuto compagnia, fatto divertire, gioire, piangere, discutere al bar, litigare con la morosa e a volte incazzare, pronti ad affrontare questi lunghi mesi senza di te, a presto nostra cara Serie A.
Alberto Fumagalli

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