TOP FIVE OF THE WEEK: L’oca dalle uova d’oro
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sabato, aprile 30th, 2011

Giuseppe Biava
5 – In quinta posizione mettiamo lo scivolone di Biava.
Da rivedere più volte con in sottofondo la divertente musichetta della Gialappa’s oppure con l’ironico ritmo degli sketch inglesi, quelli di Benny Hill se vogliamo capirci. Quando uno sciagurato scivolone può decidere una stagione. Beppe Biava scivola goffamente sul prato di San Siro, come un ragazzino che troppo impaziente di raggiungere il pallone scivola sul campetto bagnato dell’oratorio e viene inevitabilmente preso in giro dagli amici. Se Andrè Dias non può sorridere alla gaf del compagno, in quanto vittima di un incredulo autogoal al Sant’Elia di Cagliari e Muslera non può nemmeno accennare un sorriso visto che dopo Eduardo del Genoa ha il più alto coeficiente di paperata nel nostro campionato, il più nero dalla rabbia non può che essere Edy Reya che in panchina consuma Santi e Santini per il goal regalato a Samuel Eto’o. Il terreno del Meazza, maledetto da Beppe Biava, è bagnato ogni volta prima di una partita, per volere della società. Lotito fa il musone e se ne va come uno che è stato appena furtato, manco S. Siro fosse un campo di calcio Insaponato.

Ryan Giggs
4 – In quarta posizione mettiamo l’eterno Giggs.
Nel 1973, esattamente 37 anni emmezzo fa, nasceva a Cardiff il Mago gallese. Ryan Giggs, nonostante l’età prossima al pensionamento, perlomeno per un calciatore, è ancora decisivo segnando in una semifinale di Champions League. Campione assoluto di tutto con la maglia dello United, probabilmente il diavolo rosso giù all’inferno avrà innalzato una statua in onore di Ryan, dopo le sue più di 600 presenze e più di 100 goal al servizio del Manchester. Il goal al portierone dello Schalke Neuer fà esultare come un ragazzino il numero 11 gallese, che lascia qualche sospetto sul fatto che non sia un membro di qualche setta magica di Higlander nelle boscaglie più fitte del Galles, oppure che non abbia stretto, con l’amico Scholes, un più comune patto con il diavolo. In una terra dove il pallone te lo vendono solo ovale e dove nascono più aspiranti boscaioli patriottici che calciatori, il soldato Ryan e probabilmente con lui, il suo erede scritto Bale, sono l’eccezione alla regola. Con Sir Ferguson che se lo coccola ancora come un giovane di belle speranze, il mago del Galles non ha ancora smesso di togliere magie dal cappello.

Lionel Messi
3 – In terza posizione mettiamo la terza puntata del clasico.
Entrati nel vivo della pellicola del Clasico, quando manca poco ai titoli di coda, il colpo di scena, che ci fa saltare con pop corn e coca-cola dalla poltrona, arriva come in ogni capolavoro del grande schermo. La prima delle due gare che decideranno chi tra Barca e Real si giocherà la Finale di Champions, sembra essere figlia della serie “Tenetevi la coppetta, noi ci prendiamo la Coppa”. Perchè dopo i festeggiamenti, esagerati, per la copa del Re vinta dal Madrid e dopo la telenovela settimanale del solito Mourinho, il Barcellona, mandato sulla terra da Dio per insegnare calcio, schianta il Madrid ammutolendo il Bernabeu. Con Mourinho che merita di essere etichettato come l’antifutbol, skotchandosi in difesa e facendo diventare brutta e noiosa anche la partita per eccellenza, mettendo Pepe in regia e facendo marcire in panchina figli del Dio del pallone come Higuain, Kakà e Benzema. Come un bambino capriccioso, lo spocchioso Mou si attacca all’espulsione di Pepe, che come al solito perde la testa ed entra in versione Leatherface sulla caviglia di Dani Alves, scomoda l’Unicef e si trasforma in proletario in camiseta blanca attaccando il potere del Barca, trasforma la conferenza stampa in un palcoscenico degno solo ai grandi attori,dando vita al prossimo tormentone dell’estate, peggio della Macarena, Porquè. Se il gatto non c’è il topo balla, ma se nel Barca c’è un gattone veloce e imprendibile che di nome fa Messi, che s’inventa due perle frutto di puro genio del pallone, l’eterno clasico inizia a dipingersi definitivamente di Blaugrana.

Alessandro Del Piero
2 - In seconda posizione mettiamo la firma di Alex Del Piero.
Diventata una notizia attesissima da ogni tifoso juventino, la firma del prolungamento del contratto fino al Giugno dell’anno prossimo di Alessandro del Piero con l’amata Juventus, sembra ormai cosa fatta. Non era nemmeno da mettere in dubbio, ma visto che su dei dubbi non fa altro che continuare la sciagurata dirigenza bianconera, uno spavento e sonni mai tranquilli hanno accompagnato gli ultimi mesi del fedelissimo tifoso della Vecchia Signora. Cresciuti con i capolavori di Sivori, Platini, Zidane e soppratutto di capitan Del Piero, non era cosa pensabile vedere il pinturicchio numero 10 lontano da Torino. 37 anni e non sentirli, ancora una volta il miglior marcatore stagionale di una Juve lontana parente di quella che il capitano ha realmente trascinato sino sul tetto del mondo del calcio e fatto della sua Juve una delle squadre più forti del mondo. Ancora per un anno la Juventus potrà quindi contare sul cuore del capitano e i tifosi non si dovranno preoccupare di non vedere più la maglia numero 10 pronta in una delle sue punizioni a giro per poi correre sotto la curva con la lingua di fuori.

Paulo Henrique "Ganso"
1 - In prima posizione mettiamo l’affare, quasi fatto, tra Ganso e il Milan.
Nel cortile rossonero dopo il dominio del papero, Pato, e lo strisciare del Boa, K.P. Boateng, ci entrerebbe a perfezione lo starnazzare dell’oca, Paulo Enrique Ganso, con Max Allegri nei panni dello zio Tobia, con il compito di allevare nel migliore dei modi questa ricchissima fattoria. Ganso, il talento assoluto del Santos, diventerà con quasi certezza il regalo del mercato estivo per i tifosi rossoneri, impazienti nel vedere palleggiare e giocare insieme a Pato e ad Ibra il fenomeno brasiliano. Il derby con l’Inter, per l’acquisto del talentino verdeoro, sembra vinto dalla tenacia del dottor Galliani e dalla voglia dell’Oca di condividere lo spogliatoio con i connazionali ed amici Thiago Silva, Pato e compagnia. Nella fiaba di Esopo, l’Oca faceva diventare ricchi e felici due poverissimi contadini facendo delle uova d’oro. Non che il Milan e in particolare il primo “contadino” siano poverissimi e abbiano bisogno di uova d’oro, ma chissà se Ganso, l’oca dalle uova d’oro, non possa aiutare nella costruzione di un Milan sempre più forte e spettacolare alla caccia della Champions.
Alberto Fumagalli

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