CR7, con Berlusconi l’impossibile esiste
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venerdì, aprile 15th, 2011

Cristiano Ronaldo
Berlusconi è un fantasista. Immagina l’impossibile, studia l’irrealizzabile, sogna l’imponderabile. L’ultimo desiderio è un’ala destra con i capelli ingellati e l’orecchino, il prototipo del calciatore figo e del giocatore perfetto. Perché Cristiano Ronaldo è prima di tutto un’icona del pallone moderno: non per gli sponsor, non per le scarpe colorate e nemmeno per gli spot televisivi in cui fa numeri di freestyle, ma per quello che rappresenta oggi su un campo da calcio. Cioè tutto. Ha fisico, velocità, tecnica, dribbling, tocco, colpo di testa, destro, sinistro, segna su punizione e fa pure i gol stupidi, quelli a un metro dalla porta. Completo. Più di Messi, più di chiunque altro. Non ci sono in giro fenomeni polivalenti – esterno, seconda punta, all’occorrenza centravanti – che segnano come e quanto lui, non esistono giocatori che sanno fare quello che fa lui.
Sir Alex Ferguson ne ha fatto un calciatore totale: gli ha tolto il vizio del numero a ogni costo e gli ha insegnato che il calcio è prima di tutto concretezza. La storia è fatta dai numeri degli almanacchi, non da quelli di suola. Le finte e i doppi passi li fa anche Quaresma, li sapeva fare Denilson che sui doppi passi fine a se stessi ci ha campato una vita. Poi a volte non si trattiene e allora guarda il pallone che arriva dall’alto, si gira e lo stoppa con la schiena. Pochi minuti dopo su Youtube c’è già il video dell’espaldinha. Deve averlo guardato anche Berlusconi, che vuole vincere giocando bene ma che gode come pochi di fronte a un no-look o a una rabona.
In principio erano le videocassette. Il presidente del Milan le visionava, si esaltava e s’imputava: «Lo voglio». E’ accaduto con Marco Van Basten ma anche con Claudio Daniel Borghi, mezzapunta con le fattezze da indios che Berlusconi vide all’opera nella finale di Coppa Intercontinentale tra Boca Juniors e Juventus nel 1985. Silvio fece una telefonata e lo acquistò, salvo poi vederlo scomparire tra Como e la Svizzera. Erano anni così, quelli: ogni capriccio era un contratto, ogni sfizio era un ingaggio. L’istinto del fantasista ha spinto Berlusconi oltre la ragione anche con Rivaldo, il genio con le gambe storte che a Milano fu l’ombra del campione del mondo ammirato con la maglia del Barcellona. La fantasia è irrazionale e lo porta a ingaggiare il vecchio Ronaldo, ormai con le ginocchia a pezzi, qualche chilo di troppo e quella nuova acconciatura coi capelli ricci che divenne il simbolo di una lozione anti caduta. Non importa. Il Cav. sa che la classe, nel calcio, conterà sempre più degli schemi.
Anche se ormai è buona solo per qualche pubblicità in mutande o per lanciare il soccer negli Stati Uniti: lo chiamarono «figurina», David Beckham, dissero che andava bene giusto per vendere magliette. Berlusconi – sempre d’accordo con Adriano Galliani, che lo segue, lo asseconda, decolla, tratta, chiude – lo prese lo stesso, anche se solo per pochi mesi. Silvio ha già dimostrato che nel calcio l’impossibile esiste. Strappò Manuel Rui Costa alla Fiorentina, prese Alessandro Nesta dalla Lazio, ha acquistato Ibrahimovic dal Barcellona, da cui volle anche Ronaldinho, uno dei giocatori che ha amato di più.
Cento milioni. Forse non bastano neanche quelli. Dicono che l’unica possibilità per acquistare Cristiano Ronaldo sia gufare Mourinho: se il Real chiudesse la stagione a zeru tituli per la seconda stagione consecutiva, allora ecco che Ronaldo potrebbe svestire la camiseta blanca per approdare in Serie A. Anche qui Berlusconi si è dimostrato un fantasista fenomenale: al «Processo di Biscardi» ha lanciato un assist formidabile ai giornali, una notizia da spingere solo in rete. Allora ecco titoli e prime pagine su Ronaldo al Milan, ecco tutte le ipotesi sui possibili sviluppi della trattativa, i pro e i contro dell’affare del secolo. Il presidente sa che più se ne parla e meglio è: l’attenzione e la spinta dei media possono giocare un ruolo decisivo in una simile vicenda di calciomercato.
Non offrirà contropartite tecniche, il Milan. Né Thiago Silva né Pato. Ibra? Forse lui sì. Perché le ultime squalifiche nel momento più delicato del campionato avrebbero creato un certo malumore tra i dirigenti, perché per uno come Ronaldo si può sacrificare anche Zlatan, perché lo stesso Ibrahimovic raggiungerebbe volentieri Mou a Madrid. Sono solo supposizioni, certo. Ma in fondo è proprio quello che vuole Berlusconi, fantasista istintivo che sa come smarcare i fuoriclasse irraggiungibili.
Filippo Merli

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