Lazio, il pianto della vergogna
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martedì, aprile 12th, 2011

Claudio Lotito
Mentre là davanti il Milan fugge braccato da Napoli ed Inter, poco più in basso in classifica è scattata la bagarre finale per la conquista del quarto posto, ultimo appiglio utile per chi intende vivere l’ebbrezza della Champions League 2011-2012. In lizza quattro pretendenti: Lazio, Udinese, Roma e Juventus, in rigoroso ordine di graduatoria. Un autentico inferno, denso di gomitate, ripicche, frecciatine e veleni. Chiamiamolo scudettino, vista l’importanza oggettiva della posta in palio e l’enorme danno (tecnico ed economico) per chi resta fuori dal giro, spedito nel misero teatro dell’Europa League.
Nel giro di soli sei punti, dai 57 della Lazio ai 51 della Juve, ci sono tutte. Pronte a darsi battaglia, chi per centrare il minimo traguardo stagionale, chi per assaporare un meraviglioso e inatteso sogno europeo. Il clima è fin troppo caldo, arroventato da immancabili polemiche. Nell’occhio del ciclone, suo malgrado, è finita la Roma di Vincenzo Montella. Motivo? Gli episodi arbitrali, secondo molti ‘ripetutamente’ a favore dei giallorossi nel corso dell’intero campionato. Udine è stata la tappa emblematica di un percorso di dolci regali da parte dei fischietti alla Lupa: decimo rigore a favore in campionato, penalty negato ai friulani al 91′ per fallo di Perrotta su Asamoah, seguito al 94′ dal 2-1 finale firmato Francesco Totti. Un piccolo furto, archiviato con signorilità dall’Udinese (Pozzo e Guidolin hanno parlato di errore umano ed episodio sfortunato). A perdere la testa è stata la Lazio, che del successo romanista si è paradossalmente avvantaggiata (scavalcando l’Udinese al 4° posto). Al termine della sfida con il Parma vinta 2-0, illustri sponenti del mondo biancoceleste sono entrati a gamba tesa sui cuginastri.
Edy Reja, già noto per le continue lamentele post derby persi, ha scelto la via dell’ironia (“mi sembra che ultimamente la Roma sia abbastanza fortunata”), mentre Christian Brocchi, leader della squadra, è andato giù pesante: “Se siamo dove siamo lo dobbiamo solo a noi. A differenza di altri nessuno potrà dire che i nostri punti non sono punti meritati”. Il fondo è stato toccato col classico delirio del presidente Claudio Lotito, il quale ha annunciato l’utilizzo di una “task force per ‘controllare la regolarità delle ultime gare di campionato”. Tutto molto interessante, grottesco e un filino patetico. Soprattutto se pensiamo che i personaggi in questione, che oggi gridano e sbraitano professandosi ‘paladini del calcio pulito’, sono gli stessi che lo scorso 2 maggio diedero vita all’osceno, penoso e imbarazzante spettacolo di Lazio-Inter, sette giorni dopo (fra l’altro) quel fatale Roma-Sampdoria che sancì il controsorpasso dei nerazzurri di Mourinho in testa alla classifica, segnato da un clamoroso rigore non dato ai giallorossi nel primo tempo sul parziale di 1-0. Chi arbitrava? Damato, lo stesso di Udinese-Roma. Eppure, quella sera, nessun laziale aprì bocca. Se non per festeggiare.
Alessio Nardo

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