La 29^ e la 30^ di Serie A tra paradiso e inferno

IN PARADISO: ETO’O SANTO SUBITO, ANZI NON C’E’ FRETTA

Foto ANSA

Eto’è è uno che sa aspettare. Eto’o è uno che torna dalla Coppa d’Africa abbacchiato per l’eliminazione e poi si accomoda serenamente in panca perché Mou nel frattempo si è preso una cotta per Pandev. Eto’o è uno che quando vede Champions non perde il vizio acquisito a Barcellona e segna un gol scacciapensieri. Eto’o è uno che se c’è da rispedire i cugini a -4 non si lascia pregare e piuttosto la butta dentro in rovesciata, dopo aver fatto bottino qualche minuto prima con un bel destro a giro, chiedere info al Livorno di Cosmi. Eto’o è uno che Balotelli, lui che ha la fortuna di averlo al proprio fianco ogni santo giorno, dovrebbe prendere come esempio. Glielo ha raccomandato anche capitan Zanetti. Insomma, Samuel Eto’o è tutto questo e molto altro ancora. Se ne stanno accorgendo giorno dopo giorno in casa Inter: un campione dipinto in Spagna come un gran permaloso, ma estremamente professionale se c’è da capitalizzare uno scudetto che sembra scucito almeno sull’orlo. I nerazzurri possono fare a meno di SuperMario: SuperSamuel, in area, è imprendibile. Anche per Staffelli.

ALL’INFERNO: SIRIGU, SALUTE!

Foto BARTOLETTI

Il suo destino è un po’ come quello di chi aspetta trepidante il primo (apparente) caldo di primavera: esce a maniche corte e poi si becca un accidente perché la temperatura in realtà non è propriamente quella estiva. Salvatore Sirigu esce dal suo portone al 97′, dopo una partita da Nazionale, ma azzecca il momento sbagliato, visto che dai suoi quartieri c’è un Criscito, anch’egli da Nazionale, alla disperata ricerca del gol del pari. La morale della favola dice: rigore Genoa per atterramento in area del difensore rossoblù da parte del portiere rosanero. I titoli di coda mettono poi in evidenza il nome di Houssine Kharja, che non segnava da sette mesi ma che torna a pompare la rete proprio contro il Palermo, agguantando il 2-2 nei secondi extra dei minuti di recupero. Peccato, un gran peccato per il valente numero uno siciliano, che senza il suicidio finale avrebbe consentito alla sua squadra di rimanere al quarto posto ancora più in solitaria, ma tant’è. Sirigu è uscito nel momento sbagliato e si è beccato il raffreddore. Ma uno starnuto, questo Palermo in piena corsa Champions, se lo può anche permettere.

Joni Scarpolini

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