Il fu Goran Pandev, l’antieroe del pallone
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mercoledì, marzo 16th, 2011

Goran Pandev (REUTERS)
Pandev scende dall’aereo con le cuffie mp3. Stop. Goran ferma la musica per ascoltare i cori dei tifosi dell’Inter, che hanno aspettato la squadra alla Malpensa fino a tarda notte per festeggiare la remuntada sul Bayern Monaco. I sostenitori nerazzurri sventolano bandiere e inneggiano a Samuel Eto’o, che ha dimostrato ancora una volta di meritare un posto tra gli attaccanti più forti del pianeta, lì dove Zlatan Ibrahimovic non riesce ad arrivare per manifesta inferiorità europea. Applausi anche per Wesley Sneijder e Julio Cesar, che all’intervallo piange negli spogliatoi dopo il remake della papera sul gol di Mario Gomez ma che alla fine tiene in vita la squadra di Leonardo. La vera ovazione, però, è per Pandev, l’antieroe macedone dell’impresa dell’Allianz Arena – dal ’96 una squadra non riusciva a passare il turno dopo aver perso la partita d’andata in casa, stavolta il termine impresa è più che giustificato. Goran è l’antieroe perché diventa il protagonista assoluto della storia pur non avendo le caratteristiche per recitare il ruolo di figura centrale. Non è Eto’o, che da anni decide partite di Champions, non è Sneijder, che alza la testa e mette la palla dove vuole, non è neppure Cambiasso, che ha le doti innate del trascinatore. Goran è il più normale, il più inatteso, il più taciturno. E’ il personaggio in balia del destino di un romanzo del Novecento, è il protagonista de “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello, l’antieroe della letteratura.
Gli interisti presenti in tribuna e quelli davanti alla tivù lo avrebbero sostituito nel secondo tempo, quando Pandev – dopo aver servito l’assist a Eto’o per il gol del vantaggio – ha respinto col sedere il tiro del possibile 3-2 di Sneijder. Una scena fantozziana, l’apoteosi della sfiga per un giocatore che giusto qualche giorno prima a Brescia si era mangiato un paio di gol davanti alla porta. Dopo quella partita Pandev era stato criticato da stampa e tifosi, che per semplificare il concetto avevano cominciato a chiamarlo Darko Pandev. Goran non ha detto nulla perché gli antieroi sopportano in silenzio. Ha aspettato, ha sofferto, ha goduto con un sinistro a giro che lo stesso Pandev ha definito come «il gol più importante della carriera». Alla fine della partita i compagni si sono stretti intorno a lui: è il concetto di gruppo tanto caro a Marcello Lippi e per il quale l’ex citì della Nazionale è stato denigrato e deriso dopo il fallimento del Mondiale sudafricano, ma che nel calcio, al di là della retorica, è fondamentale. Per questo Leonardo è riuscito dove Rafa Benitez aveva fallito. Ora l’Inter è di nuovo una squadra, è ancora un collettivo in piena sintonia con l’allenatore, come accadde l’anno scorso con José Mourinho. «Pandev ha fatto un gol della Madonna» ha detto Leo a fine gara. «Se non avesse segnato sarebbe stato un disastro, ma il calcio è strano» ha dichiarato Massimo Moratti. E’ il gol che cambia la vita, anche quella degli antieroi macedoni.
Adesso tutti parlano di riscatto e però Goran sa che il calcio dimentica in fretta. Al prossimo gol sbagliato i tifosi torneranno a criticare l’anello debole dell’attacco interista, quello buono per fare la riserva ma non di più. Tutto nella norma. A 27 anni Pandev sa come vanno le cose in Italia, dove la riconoscenza dura al massimo una settimana. Intanto si gode il momento e, invece di tirarsela e di prendersi rivincite, continua a ringraziare: «Dedico questa rete a quelli che mi sono stati vicino. Il mister ha creduto molto in me». Così va la vita degli antieroi del pallone: profilo basso, esami continui, molti detrattori e pochi sostenitori convinti. Il Fu Goran Pandev schiaccia «play» e ricomincia ad ascoltare musica.
Filippo Merli

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