TOP FIVE OF THE WEEK: San Gennaro il distratto
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sabato, febbraio 26th, 2011

Vincenzo Montella (GETTY IMAGES)
5 – In quinta posizione mettiamo l’arrivo di Montella sulla panchina della Roma.
Trama riciclata da più film. Nel momento della difficoltà ecco che nel capannone vicino a casa, tra stracci, teloni e dita di polvere, rispunta l’elica del vecchio areoplanino, compagno di mille avventure. E’ il caso di Vincenzo Montella, “l’Areoplanino”, che dopo le dimissioni di Ranieri, diventa, un pò a sorpresa, il nuovo tecnico della Roma. Tra i vecchi compagni Totti, Perrotta, De Rossi, Montella non vestirà più la maglia numero 9, ma il cappotto, l’occhialino e il capello ordinato per sembrare nel minor tempo possibile un vero allenatore. Non si sente traghettatore, non si sente la marionetta dei senatori della lupa, ma risente dopo anni il rumore dell’elica, l’ebrezza del volo e il rombo del motore dell’Areoplano pronto a rifar decollare la Roma.

Mario Gomez
4 – In quarta posizione mettiamo “V per vendetta”.
9 mesi dopo….la vendetta, se pur di minor peso e non ancora totalmente compiuta. E’ il Bayern Monaco, che dopo la pugnalata di Madrid nella finale di Champions persa contro l’Inter, arriva da ospite a San Siro e nei minuti finali, vince, impennando così le speranze di qualificazione dei campioni in carica dell’Inter. Il graffio di dolore che mette quasi al tappeto la squadra di Leonardo è di Super Mario Gomez che nei battiti finali di una partita scritturata sullo 0-0, sfrutta un indecisione di Julio Cesar e dà il via al piano di Vendetta del perfido e maligno Dottor Van Gaal. Il principe Milito eroe della favola di Madrid non c’era per poter sfidare il drago sputa fuoco Robben o il brutto Ribery, il giovane Kraft è una foresta di rovi spinati insuperabile per Eto’o e compagni. La spada è decisamente nelle mani degli uomini di Van Gaal ma tra tre settimane l’Inter, se pur ferita, sarà pronta a non arrendersi tra le mura dell’Allianz Arena.

Pietro Lo Monaco
3 – In terza posizione mettiamo la conferenza stampa dell’A.D. del Catania Lo Monaco.
Dopo l’ennesimo ko del Catania durante la breve ed infelice era Simeone e gli insulti a dirigenza e giocatori da parte della curva etnea, Pietro Lo Monaco, l’Amministratore delegato della squadra del patron Pulvirenti “sbotta” in conferenza stampa. Il non riconosciuto tra i “Monaco” famosi da Josè Mourinho, tiene un monologo pieno di rabbia e delusione. Il direttore nativo di Torre Annunziata, accusa i tifosi di non sostenere la squadra, tra qualche parolina di troppo in dialetto campano e un colorito un pò troppo paonazzo dalla rabbia. Forse la delicata e graziosa nipotina del direttore, Eleonora Abbagnato, prima ballerina dell’Operà di Parigi, non sarà molto contenta dei modi un pò troppo duri e sgarbati dello zio. Ma in così tanta rabbia e delusione esce il grande amore per il Catania e la voglia di difenderlo da chi non è degno di essere chiamato tifoso.

Luca Banti (GETTY IMAGES)
2 – In seconda posizione mettiamo l’arbitro Luca Banti.
Direttore di gara dal 1991. Nel 2005 premiato come il miglior arbitro debuttante della serie A. In uno dei mestieri meno gratificanti del mondo, dove una volta tornato a casa ci scappa sempre l’occhiatina nell’armadio e qualche domanda alla propria moglie, è decisamente un volersi male commettere lo stesso errore o meglio ignorare per tre volte nell’arco di una stagione degli evidenti falli di mano. Prima Boateng contro il Palermo, poi Robinho che riceve l’assist di Ibra in un perfetto bagher, poi la stoppata d’avambraccio di Daniele De Rossi già ammonito e quindi graziato dal direttore di gara di Livorno. Come se non bastasse le sviste di Banti cadono tutte a favore delle Big d’Italia, alimentando così la fiamma della solita polemica sul favoreggiamento verso le grandi. Forse durante il corso d’aggiornamento alla pagina “falli di mano” il giovane arbitro si è un pò appisolato, vista anche la scarsa capacità d’intrattenimento del supervisore Nicchi. Più che al gufo, gli occhiali servirebbero al povero Banti.

Zuniga-Sosa-Ruiz (MOSCA)
1 – In prima posizione mettiamo la resa del Napoli in Europa.
Se in Champions le nostre tre squadre tentennano, nella vecchia Coppa Uefa il tricolore è ormai a mezz’asta. L’ultima speranza di proseguire il cammino in Europa League, da parte di una nostra squadra, si è spento con tanto rammarico nell’”inferno amarillo” di Villareal. Il Napoli lotta e passa in vantaggio con il crestone di Hamsik ma sciupa e risciupa la palla del match ball. San Gennaro è un po’ distratto e fa fatica a trovare la strada per Villareal. Così, prima Nilmar e poi Rossi affondano il Napoli con due goal abbastanza fortunosi, poi l’assenza della buona sorte del patrono partenopeo si vede nei due pali colpiti prima da Cavani poi da Lavezzi. Il goal di Hamsik fa impazzire i supporters partenopei, sempre un pò meno nostalgici di Maradona, che distruggono una transenna del Madrigal rovinando pericolosamente sul terreno di gioco. A festeggiare sono i sottomarini di Villareal, a tornare a casa, con tanto amaro in bocca, è il Napoli che fino all’ultimo ha rischiato di far diventare l’inferno giallo del Madrigal un meraviglioso paradiso azzurro.
Alberto Fumagalli

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