Roma, la paura di osare

Claudio Ranieri

Claudio Ranieri (ANSA)

Lo 0-0 di sabato sera contro il Milan ha letteralmente spaccato in due la tifoseria romanista. Da una parte c’è il gruppo dei soddisfatti, felici per aver portato a casa un buon punto. Dall’altra i delusi, desiderosi di vedere all’opera una Roma meno sparagnina e più propositiva. La verità, come spesso accade, è nel mezzo. E’ vero, la truppa di Ranieri appare un po’ stanca da almeno un mese. Ma contro i rossoneri, privi di tre giocatori fondamentali e un po’ distratti dalla Champions, si poteva fare molto di più. Ora la testa va alla delicata trasferta di Livorno. I tre punti saranno l’unico modo per rimettere tutti d’accordo.

IL COMMENTO – Per strada, nei bar e nelle radio romane s’inizia a udire con costanza la parola “braccino”. Termine fastidioso che da sempre, secondo molti, accompagna l’operato di mister Claudio Ranieri. Un tecnico terribilmente bravo a rimettere in piedi una squadra dalle macerie, ma assai poco reattivo quando c’è da compiere il definitivo salto di qualità. E’ ancora troppo presto per dare simili giudizi, relativamente all’annata in corso, ma qualcuno inizia ad aver paura. Perché la Roma, dopo essere andata a mille per quattro mesi, sta accusando un preoccupante calo di forma. Non ci riferiamo solo alla brillantezza fisica, ma anche a quella mentale. Chi ha osservato attentamente la gara contro il Milan, può asserire di aver visto una Roma attendista per propria scelta. Si è parlato di prestazione super da parte del Diavolo. In realtà c’è stato molto possesso palla in mezzo al campo, condito da un paio di vere occasioni da rete. Situazione ben diversa dall’autentico bombardamento a cui la Roma venne sottoposta a Firenze. Se i giallorossi fossero stremati, non avrebbero certo potuto esercitare il forcing finale, contraddistinto dalla bomba di Riise deviata in angolo da Abbiati e dal colpo di testa di Juan terminato sopra la traversa. E torniamo quindi al discorso del “braccino”. Ranieri ha preferito non rischiare, difendendosi nella parte centrale della partita e provando ad attaccare solo all’inizio e alla fine. Non si è mai vista una Roma sofferente, bensì conservativa e poco coraggiosa. I due terzini, Cassetti e Riise, non sono mai scesi ad aiutare i rispettivi compagni di binario. De Rossi e Pizarro son rimasti spesso schiacciati nella propria metà campo, e la scelta di schierare Perrotta a sinistra è stata emblematica. Vucinic, di certo, avrebbe potuto creare molti più problemi a Bonera. E invece, Ranieri ha deciso di fermare le avanzate dei terzini rossoneri, piuttosto che annientarli a sua volta. La scelta legata a Julio Baptista, infine, è sembrata ancora una volta errata. Con tutto il rispetto per il brasiliano, Luca Toni (anche al 50%) è ben altra cosa. Insomma, pareggio doveva essere e alla fine pareggio è stato. La classifica più o meno è sempre la stessa: davanti non scappano, dietro restano a debita distanza. Ora c’è la trasferta al “Picchi”, contro la squadra più in crisi del campionato. Stavolta, niente catenaccio. Bisognerà andare in Toscana e strappare con prepotenza il successo, anche per dare un senso al punticino rimediato sabato.

Alessio Nardo

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