Una rovesciata per tornare ad essere Amauri
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mercoledì, febbraio 9th, 2011

Amauri
La vita di Amauri ricomincia da una rovesciata. Il gesto più spettacolare per superare il momento più difficile: il trasferimento a Parma tra l’esultanza dei tifosi juventini, il suo nome in cima alle classifiche goliardiche riservate ai bidoni del nostro campionato, il pallone che non finiva mai in rete. Una liberazione, hanno scritto i giornali dopo il gol alla Fiorentina. S’è capito quando Amauri si è tolto la maglia per festeggiare fregandosene del cartellino giallo. Questo gol serve a lui, solo a lui. Un attaccante che non segna non è un attaccante con la coscienza a posto e l’italobrasiliano non la buttava dentro da un pezzo. Poi è arrivata quella palla dalla destra, un cross di Giovinco, altro bianconero ceduto al Parma perché non era ritenuto uno da Juve. In una frazione di secondo Amauri è tornato il vecchio Amauri, in un attimo si è ricordato di essere un centravanti: ha guardato il pallone, ha tenuto dietro il difensore, ha preso posizione, si è coordinato, ha ritrovato se stesso.
Alla Juve non lo rimpiangerebbero neppure se ne facesse quindici, di gol in rovesciata. Ormai il rapporto con Amauri è logoro, consumato, finito. Su You Tube i commenti dei tifosi bianconeri al video della rete alla Fiorentina sono piuttosto espliciti: «Bel gol, ma ci teniamo Matri». In fondo è comprensibile. A volte l’ultimo Amauri era irritante. Stoppava il pallone, alzava la testa per vedere il compagno smarcato, la abbassava per calciare: il pallone non c’era più. Lottava, ma non poteva bastare. Correva, ma correva a vuoto. E poi era sempre fuori tempo, sempre dietro all’uomo, di testa non la prendeva più. In area arrivava sempre un attimo dopo, quell’attimo che separa i grandi bomber dagli attaccanti mediocri. Non era più quello di Palermo e non era nemmeno quello dei primi sei mesi bianconeri, quando sembrava che i 25milioni sborsati dalla società per portarlo a Torino fossero stati spesi bene. I tifosi juventini avranno sorriso amaro davanti alla tivù: questo non segnava da un anno e guarda che gol s’inventa appena cambia squadra. Strani scherzi del calcio.
Non può ancora parlare di rivincite, Amauri. Farlo dopo un solo gol sarebbe assurdo e lui lo sa: «La Juve? Parlo solo del Parma». E aggiunge: «Del mio trasferimento non sapete tutta la verità…», senza però approfondire il discorso. Non importa. Ora sono contenti tutti: la Juve che risparmia su buona parte dell’ingaggio, i tifosi dell’Olimpico che non lo potevano più vedere, il Parma che, oltre al gol, con la Fiorentina l’ha visto colpire anche una traversa. Sarà soddisfatto anche Cesare Prandelli, che ha insistito per averlo a disposizione in Nazionale e che dopo la rete di domenica scorsa aspetta conferme per riportarlo nel giro. Il Parma non è la Juve e però Amauri capirà presto che è stata la soluzione ideale. Spesso un giocatore – soprattutto un attaccante – ha bisogno di cambiare aria per allentare la pressione nei propri confronti e per ritrovare la giusta serenità. Poi a volte basta un cross dalla destra per inventarsi una rovesciata e ricominciare a essere Amauri.
Filippo Merli

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