La 26^ di Serie A tra paradiso e inferno
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martedì, marzo 2nd, 2010
In paradiso: campionato full time
In paradiso ci va lo spettacolo di un campionato che sembra tanto chiuso quanto aperto. Ti vien da pensare che la serranda rimarrà incollata al suolo fino al termine degli orari di esercizio quando vedi l’eterno incazzato Balotelli segnare di prepotenza pur scivolando sul terreno sdrucciolevole oppure Maicon spaccare a cocomero la porta di Handanovhttp://www.stadiosport.it/wp-content/uploads/pato1.jpgic con una disinvoltura che nemmeno gli omini della playstation. Ti vien da pensare che invece l’insegna del negozio continuerà a lampeggiare come la croce verde-semaforo di una farmacia attiva anche di notte quando vedi Pato cacciarla nel sacchetto della spesa da ogni filo d’erba oppure Ronaldinho steccare il suo terzo rigore per poi esser immediatamente soccorso da un Borriello versione Inzaghi dell’età vittoriana. C’è Mourinho a Udine che si libera delle manette di fresca sampdoriana memoria e alza le braccia al cielo come gesto del tipo “all’alba vincerò”, c’è Leonardo a Milano che sorride a denti stretti per l’infortunio del papero ma che non ha intenzione di mollare l’osso proprio adesso, con o senza Pato. C’è questo e molto altro in un campionato che sulla carta sembra serrato ma che nei fatti dimostra di non esserlo. Tre mesi di passione ancora: lo spettacolo deve ancora iniziare. E occhio alla Roma. Se la smette di fare la stupida.
All’inferno: agonia Juve
All’inferno ci va la Juve, ma certamente non ci è andata solo da ieri sera. Della nera stagione bianconera lo sanno anche i bambini. Che Zaccheroni sia stato scelto come il traghettatore delle anime provenienti dal purgatorio (quindi non ci vuole molto per capire quale sarà la destinazione finale) lo intuiva anche il supporter juventino più ottimista sulla faccia della terra. Che però nemmeno uno (nemmeno uno) degli acquisti estivi funzionasse a suo dovere, ancora ci fa rimanere interdetti. Lasciamo stare Cannavaro, che la curva guarda in cagnesco fin dal giorno del suo ritorno, ma prendete Grosso, per esempio, che sulla fascia cammina come alla domenica dedicata allo shopping, oppure Felipe Melo, che si muove a centrocampo come una lancetta fuori sincro e rimedia solo interventi fuoriorario. Caceres qualche cross degno di questo nome lo mette, ma in fase di copertura è soffice quanto il pan di spagna. Il caso lampante è Diego, fenomeno di sterilità e assenteismo sulla trequarti e ora persino spedito in panchina da Zaccheroni che si fida di più di Candreva, uno che è stato pescato, così, a gennaio scorso, e che – non per colpa sua – si ritrova solo soletto in mezzo alle macerie. Questa è la Juve, suonata a domicilio dal Palermo e ora scavalcata dal Napoli e dagli stessi siciliani. Se il purgatorio è già alle spalle, l’inferno continua.
Joni Scarpolini



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