Cassano, uno sfogo progettato?

Antonio Cassano

Antonio Cassano

Fantantonio show! E giù titoli, prime pagine, chiacchiere e discussioni. Non c’è niente da fare, Antonio Cassano è sempre sotto l’occhio del ciclone. Sono bastate poche parole per scatenare un vero e proprio putiferio giornalistico, nonché il panico assoluto tra i tifosi blucerchiati. “L’ho fatto a Roma, l’ho fatto a Madrid, posso farlo anche qui. Se a qualcuno non sta bene, faccio le valigie e me ne vado a casa”. Il tutto, dopo un Sampdoria-Bari di campionato, durante il quale (secondo Cassano) il pubblico doriano gli avrebbe riservato un cattivo trattamento. E perché mai? La domanda è lecita. Come può la tifoseria della Samp prendersela con il suo giocatore più forte e rappresentativo? Soprattutto alla luce del brillante momento della squadra, seconda in classifica. In effetti, sembra bizzarro. Talmente assurdo da essere smentito dagli stessi compagni di Cassano. Durante la trasmissione televisiva “Controcampo”, il portiere Luca Castellazzi ha detto: “Non c’è stata nessuna contestazione nei confronti di Antonio. Anzi, nel momento in cui ha sbagliato una giocata il pubblico ha intonato cori in suo favore, per incoraggiarlo”. Tra le due tesi, non ce ne voglia Fantantonio, la più credibile sembra proprio quella dell’estremo difensore. Ma allora, cosa c’è dietro questa piccola “bugia”, o se vogliamo “esagerazione dialettica”?

Molti hanno giustificato la rabbia di Cassano associandola al difficile rapporto con la maglia azzurra. Antonio sta soffrendo, dicono. Vorrebbe giocare il suo primo campionato del mondo, pensa di meritarlo e non comprende l’intransigenza di Lippi. Ok, ci può stare. Ma perché prendersela con i tifosi della Sampdoria? Probabilmente, a quasi ventotto anni, Cassano si è reso conto di una cosa. Nella vita si invecchia, e certe occasioni non ricapitano più. La grande chance al Real Madrid venne gettata al vento per “cassanate” varie ed un’immaturità evidente. Oggi, Antonio è cresciuto. Come calciatore e soprattutto come uomo. Ecco perché, ora è convinto di meritare nuovamente una piazza prestigiosa, nella quale poter compiere il definitivo salto di qualità. L’amaro sfogo di domenica potrebbe essere stato esclusivamente un pretesto, al fine di accelerare i tempi di separazione dai colori blucerchiati. Un messaggio chiaro ed evidente ai grandi club: se mi volete, è il momento giusto per prendermi.

Alessio Nardo

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