Le ultime eroiche bandiere
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mercoledì, gennaio 19th, 2011

Javier Zanetti
Cinquecentodiciannove presenze. Un record, un traguardo straordinario centrato alla ‘tenera’ età di 37 anni e mezzo. Ulteriore gemma depositata su un percorso personale invidiabile, ora ancor più bello. San Siro ha già pronta un’accoglienza particolare per Javier Adelmar Zanetti, l’ennesima. Lui, il capitano, il leader di mille battaglie, l’uomo che in quindici stagioni ha tenuto duro nei momenti più difficili arrivando a vincer tutto. Con l’inseparabile fascia al braccio, ereditata dallo ‘zio’ Bergomi, altro totem finalmente raggiunto a livello di presenze e presto superato. Zanetti e l’Inter, un binomio eternamente felice, in attesa del fatidico giorno in cui l’highlander argentino dovrà dire basta.
E quel giorno è ancora lontano. Per Javier e non solo. Anche per Alex Del Piero e Francesco Totti, gli altri due grandi simboli di un calcio ormai morto e sepolto. Per l’interista i giorni della gloria sono arrivati a fine carriera. Ma per gli altri due, i cui successi personali risultano ormai retrodatati, il presente non è facile. Il calcio di oggi, solo show e soldi (senza demagogia, è la pura realtà), sguazza tra gossip e scoop sminuendo o considerando ‘roba vecchia’ coloro che per anni hanno difeso e onorato le rispettive maglie. Da ormai tre stagioni il tormentone in casa juventina è il medesimo: glielo si rinnova il contratto ad Alex oppure no? Con lo spazientito capitano continuamente costretto a rispondere a scomode domande sul futuro. Come se non dovesse esser lui a decidere quando smettere o, semmai, quando sbarcare in altri lidi. No.
Il 36enne campione è costretto a mandar segnali, non raccolti tempestivamente da una società impegnata a trattar nomi improbabili (Floro Flores, Huntelaar…). Non è questo il rispetto che si deve ad una leggenda, per fortuna gli juventini veri (e sani) non dimenticano e restano accanto al loro idolo. Non sta avvenendo la stessa cosa a Roma, dove il 34enne Francesco Totti è ormai un caso. Gioca maluccio e segna poco, anche grazie alla scarsa qualità della manovra di squadra, e i più ingenerosi e ingrati professorini del nulla si divertono a gettargli fango addosso invitandolo al pronto ritiro. Roba da matti. Senza dimenticare, tristis in fundo, i deplorevoli fischi della curva milanista rivolti a Paolo Maldini, nel giorno del suo addio nel maggio 2009. Storia di un triste presente. Ottuso, smemorato e assai poco riconoscente.
Alessio Nardo

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