Juve, non basta neanche il “cul de Zac”

Alberto Zaccheroni

Alberto Zaccheroni

Un rigore generosamente concesso dall’arbitro Saccani e trasformato da Del Piero non è bastato alla Juventus per regalare al neo-tecnico Zaccheroni la prima vittoria in bianconero. Il posticipo della 22.a giornata tra i bianconeri e la Lazio termina infatti 1-1, con i romani caparbi nell’agguantare con Mauri al 77′ i padroni di casa passati in vantaggio al 70′. Poche, gol a parte, le occasioni da rete: su tutte, un palo di Diego sullo 0-0.

IL COMMENTO – Assistendo a Juventus-Lazio, e in particolar modo ai primi 60 minuti, viene voglia di fare considerazioni più sul campionato italiano e sul suo decaduto livello che sul contesto vero e proprio. Meglio evitare e ricordare che nell’Olimpico gelido e con tante chiazze di sedili vuoti si sono affrontate due squadre in grave crisi di classifica e di identità che, a evidenti limiti tecnici e agonistici, aggiungono anche problemi di testa, quella testa che induce ad avere timore di qualsiasi partita, di qualsiasi pallone che vaghi dalle tue parti. L’incrocio ha prodotto più pallone che calcio, con il risultato scaturito da un episodio che definire fortuito è eufemismo e da una conseguente reazione che ha consentito alla Lazio di ottenere un pari non certo lucrato. La prima Juventus di Zaccheroni prova a scacciare i fantasmi correndo e pressando, ma si sgonfia in 20 minuti durante i quali riesce a consegnare due palloni al destro di Diego, posizionato fuori area: ne cava fuori solo due angoli. Tutto quello che si può dire di buono dei bianconeri è che mantengono decentemente le posizioni che loro ha assegnato Zac, che estrae dal freezer bianconero il solito rombo più volte bruciacchiato da Ferrara. Ormai, come certi pesci, puzza: ma comprensibilmente il neo-tecnico non si è sentito, in una simile situazione, di lanciarsi in novità improvvisate. E allora ecco Melo e Diego vertici, Sissoko a destra, Candreva a sinistra, Del Piero libero di svariare ai lati di Amauri. I risultati sono mosci, quasi sconfortanti, spesso e volentieri anche per errori puerili nella normalissima costruzione della manovra. E anche quando l’azione arriva ai 20 metri laziali, si infrange contro il catenaccione messo in piedi da Ballardini, che la fame di punti ha trasformato da apostolo sacchiano a spietato pragmatico. Davanti alla linea dei quattro dietro, si piantano come picchetti da campeggio Dabo, Baronio e Firmani, magari con l’aiuto del volenteroso Mauri. Zarate, con Cruz, è lasciato al suo destino: poco male, a lui giocare da solo piace. A metà ripresa inoltrata, quando la spinta bianconera è almeno aumentata e Diego è riuscito – sempre e comunque da fuori area – a scheggiare il palo, ci pensa Saccani ad avariare definitivamente la pessima ricetta di Juventus-Lazio premiando uno scivolone sul terreno viscido di Del Piero con un grazioso calcio di rigore che lo stesso capitano (anch’egli sorpreso dal fischio a favore) non si fa pregare per trasformare. La fortuna ha dato un segnale importante, il “cul de Zac” su cui ironizzavano i non-milanisti sembra essersi rimesso immediatamente in funzione. Ma la sorte, questa volta, non basta contro quell’invisibile tribunale del calcio che magari entra raramente in funzione, ma quando lo fa, come in questo caso, emette sentenze eque. E sette minuti dopo il penalty di capitano Alex, ecco la zampata vincente di Mauri, che spunta felice alle spalle di Chiellini, sul perfetto cross di Zarate. Rispetto alla precedente gestione, la Juventus evita almeno di buttare via nella coda del match anche il residuo punto. Tutto il resto è il solito freddo, i soliti fischi, la solita infelicità di una squadra ancora lontana dall’alba.

Riccardo Di Pillo

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