Sorteggio Champions ed Europa League: ecco come è andata
256 visite
venerdì, dicembre 17th, 2010
Un bel sospiro di sollievo accompagna il venerdì europeo delle tre italiane impegnate agli ottavi di finale di Champions League. Il sorteggio di Nyon è stato benevolo: spauracchi evitati, abbinamenti abbordabili. Di facile non c’è nulla, soprattutto nella grande Europa, ma l’aver eluso scogli insormontabili quali Real Madrid, Barcellona, Chelsea e Manchester United è certamente motivo di soddisfazione. La Roma se la vedrà con lo Shakhtar Donetsk di Mircea Lucescu, il Milan sfiderà il Tottenham Hotspur di Redknapp (e Bale) mentre l’Inter rivivrà sensazioni e profumi madrileni contro il Bayern Monaco di Louis Van Gaal.
ROMA – Prima estratta, qualche brivido. C’è lo Shakhtar sul difficile cammino internazionale di una Roma malconcia e imperfetta. La speranza è quella di vedere Totti e compagni in salute nel mese di febbraio, quando s’inizierà a far sul serio su tutti i fronti. Se la malinconia di un’annata fin qui sbiadita si ricolorerà di gioia e speranze, allora l’ostacolo ucraino potrebbe rivelarsi accessibile. Il precedente c’è e promette bene: nella fase a gironi della Champions 2006, i giallorossi affrontarono ed eliminarono lo Shakhtar di Lucescu: 4-0 all’Olimpico (reti di Taddei, Totti, De Rossi e Pizarro) e indolore sconfitta nel gelo di Donetsk (gol di Marica, oggi allo Stoccarda). In questi anni il vecchio Mircea ha lavorato bene, forgiando un gruppo solido e di talento, in grado nel 2009 di vincere l’Europa League nella finale di Istanbul contro il Werder Brema. 4-2-3-1 il modulo base del mister romeno: il portiere Pyatov è una sicurezza, i due terzini Srna (il capitano) e Rat garantiscono spinta e qualità. Al centro della difesa spicca il cavallo di ritorno Chygrynskiy, reduce da una stagione da riserva nel Barcellona. L’ex centrale difensivo ceco Hubschman si è ormai riciclato nel ruolo di mediano davanti alla difesa, con Gai al suo fianco. Attacco veloce, di qualità e talento: ai lati Jadson e Willian e in mezzo l’ex Arsenal Eduardo, alle spalle del sottovalutatissimo Luiz Adriano, un centravanti di grande affidamento e dall’eccellente senso del gol.
MILAN – Spettri vari nell’olimpo rossonero. L’incontro ravvicinato con Carletto Ancelotti, la rivincita Ibra contro il Barça, la riproposizione dell’ultimo ottavo contro il Manchester. Niente di tutto questo, dietro l’angolo c’è il Tottenham Hotspur, autentica rivelazione dell’attuale stagione europea. Quinti in Premier League, alle spalle delle grandissime, gli uomini di Harry Redknapp si stanno divertendo nella massima competizione continentale, ove si son presi il lusso di relegare al secondo posto i campioni in carica dell’Inter nel girone A. Due partite a disposizione per giudicare gli ’spurs’: a San Siro un pazzerello 4-3, con i nerazzurri avanti di quattro all’intervallo e capaci di incassarne tre nella ripresa. Peraltro, da un sol uomo: Gareth Bale, stella assoluta dei londinesi e protagonista anche a ‘White Hart Lane’ di una prestazione supersonica: 3-1 e Inter a casa con le pive nel sacco. Che squadra è il Tottenham? Pazza, di certo non l’emblema della perfezione. Il reparto più ‘incerto’ è la difesa: il portiere brasiliano Gomes, sin dai tempi del PSV, non è mai stato un guardiano imperforabile. Il vecchio Gallas, giunto in estate dall’Arsenal, è il leader ma a quasi 34 anni inizia a far fatica. La qualità spicca dal centrocampo in su: nel ruolo di playmaker ecco a voi Luka Modric, 25enne croato dal palleggio delizioso e dalle ottime geometrie; sulle fasce temibilissimi Lennon e il già citato Bale, con il genietto mai del tutto esploso Rafael Van der Vaart a galleggiare sulla trequarti, offrendo appoggio all’unica punta (Crouch o Pavlyuchenko).
INTER – Dolci e caldi pensieri di maggio. Un ricordo, solo un ricordo. A febbraio farà freddo e sarà di nuovo tempo di Champions, ancora una volta contro il Bayern Monaco di Louis Van Gaal. Non sarà finale, ma rivincità sì. Soprattutto da parte dei tedeschi, intenzionati a riscattare il ko di Madrid e a spazzar via la brutta Inter versione Rafa Benitez. Cos’è il Bayern lo sappiamo tutti: storia, tradizione, qualità, pragmatismo e voglia di non mollare mai. Anche in una stagione negativa, contraddistinta da un anonimo percorso in Bundesliga (i bavaresi sono sesti in classifica, a -17 dal Borussia Dortmund capolista), è vietato sottovalutare Lahm e compagni. Van Gaal punterà tutto sull’Europa, concentrerà forze ed energie solo per arrivare alla finalissima di Wembley. Il segreto nel cassetto? Il recupero di Arjen Robben, fuoriclasse olandese reduce da un 2010 supersonico ma anche da sei mesi d’inattività per problemi fisici. Con il ritorno del tulipano volante, tutto sarà più semplice. Il 4-4-2 stile Bayern lo si conosce: Butt in porta; Demichelis e Van Buyten centrali difensivi con Lahm e Contento sulle fasce (ma occhio al possibile arrivo a gennaio del genoano Criscito); Van Bommel e Schweinsteiger cerniera di mediana, Robben e Ribery esterni offensivi e due punte a scelta tra Gomez, Klose e Muller. Difficilmente recuperabile per febbraio il croato Ivica Olic, fermo per un brutto infortunio al ginocchio patito agli inizi di novembre.
EUROPA LEAGUE – Evitati scogli più duri, ma anche più abbordabili. Impegno assai tosto per il Napoli di Walter Mazzarri nei sedicesimi di finale d’Europa League. Dinanzi agli azzurri ci sarà il temibile Villarreal di Juan Carlos Garrido, squadra di spicco della Liga spagnola e storica castiga-italiane in Europa. La prima vittima illustre del ‘Sottomarino Giallo’ fu il Torino, eliminato dall’Intertoto nell’estate 2002. Poi fu il turno della Roma di Fabio Capello, eliminata a suon di colpi di classe da Sonny Anderson nella Coppa Uefa del 2004. Storico il quarto di finale di Champions del 2005-2006, con l’Inter di Roberto Mancini spazzata via al ‘Madrigal’ dal gol del terzino argentino Arruabarrena. Più recentemente, vittima è stata la Lazio di Ballardini: nell’ultima edizione dell’Europa League vittoria biancoceleste all’Olimpico (reti di Zarate, Eguren e Rocchi nel finale), ridimensionata dal perentorio 1-4 incassato in Spagna. Per il Napoli, dunque, una tradizione da sfatare e un ottavo da conquistare. Sul piano tattico, Garrido alterna il 4-4-2 ad un 4-3-3 offensivo e di qualità. In difesa comandano i leader: il portiere Diego Lopez, i centrali Gonzalo Rodriguez e Marchena ed il terzino sinistro campione del mondo Joan Capdevila. A centrocampo spiccano ancora qualità e sostanza del vecchio Marcos Senna, mentre l’attacco è un florilegio di talenti: c’è Nilmar, c’è Cazorla, c’è il nostro Giuseppe Rossi ed anche la giovane promessa statunitense Jozy Altidore.
Alessio Nardo

Calcio
Formula 1
MotoGP
Basket